Euro 2032

Euro 2032, Italia a rischio per gli stadi: è corsa contro il tempo

Tra ritardi e infrastrutture incomplete, il calcio italiano rischia di perdere una grande vetrina internazionale.

Euro 2032, Italia a rischio per gli stadi: è corsa contro il tempo

Sei anni non sono pochi, ma sei mesi possono bastare per cambiare tutto. L’Italia, insieme alla Turchia, è stata scelta dalla UEFA per ospitare gli Europei di calcio 2032, ma il percorso verso l’organizzazione del torneo appare tutt’altro che lineare.

L’evento promette un indotto vicino ai 4 miliardi di euro e rappresenta un’opportunità storica per rilanciare le infrastrutture sportive del Paese. Tuttavia, la scadenza di ottobre 2026, quando verranno scelti i cinque stadi italiani, incombe su un sistema ancora pieno di incertezze.

Ceferin lancia l’allarme: infrastrutture insufficienti

A preoccupare è anche il monito del presidente UEFA Aleksander Ceferin, che ha definito gli impianti italiani tra i peggiori d’Europa, avvertendo che senza adeguamenti il torneo potrebbe essere assegnato altrove.

Una presa di posizione forte, a cui ha fatto eco la relazione della FIGC guidata da Gabriele Gravina, che ha evidenziato la mancanza di investimenti strutturali specifici per Euro 2032, nonostante altre manifestazioni sportive abbiano ricevuto fondi molto più consistenti.

Nel frattempo, anche la figura del commissario straordinario per gli stadi, Massimo Sessa, nominato a settembre, ha iniziato il proprio lavoro solo a partire da aprile, con tempistiche considerate già in ritardo.

Stadi in corsa: solo uno è pronto davvero

La situazione attuale è chiara e preoccupante: su tutti gli impianti candidati, solo l’Allianz Stadium della Juventus rispetta già pienamente i requisiti UEFA.

Altri stadi sono in fase di valutazione o ristrutturazione, tra cui:

  • il nuovo progetto di San Siro per Milan e Inter
  • il rinnovato Artemio Franchi di Firenze
  • l’Olimpico di Roma e il futuro impianto della Roma
  • gli stadi di Napoli, Cagliari, Palermo e Salerno

Al momento restano invece fuori dai giochi realtà come Bologna, Verona, Bari e il complicato progetto del Flaminio di Roma, mentre anche Genova appare sempre più distante dalla candidatura.

La vera incognita resta Milano, dove il progetto del nuovo impianto è rallentato da tensioni politiche e inchieste.

La corsa contro il tempo

Entro ottobre, i club e le città candidate dovranno presentare progetti completi e finanziati, approvati in ogni dettaglio. Alcuni iter sono già avanzati, soprattutto a Roma e Firenze, ma molte questioni restano aperte.

Il nodo principale è sempre lo stesso: i finanziamenti. Senza garanzie economiche solide, molti progetti rischiano di non arrivare alla fase finale della selezione UEFA.

Il ruolo della politica e il nodo delle riforme

Il futuro del progetto passa inevitabilmente anche dalla politica. La Commissione del Senato ha già indicato la necessità di semplificazioni normative, incentivi fiscali e strumenti di sostegno agli investimenti.

Tra le proposte discusse: una quota della raccolta scommesse destinata agli impianti, il Tax Credit sportivo e la creazione di un fondo di investimento per trasformare gli stadi in asset sostenibili.

Tuttavia, molte di queste misure non hanno ancora trovato piena applicazione, rallentando ulteriormente il processo.

Una sfida decisiva per il calcio italiano

Il conto alla rovescia è iniziato. La scelta dei cinque stadi per Euro 2032 non sarà solo una decisione sportiva, ma un giudizio sulla capacità del sistema Italia di programmare e realizzare grandi infrastrutture.

In gioco non c’è solo un torneo, ma la credibilità internazionale del calcio italiano.