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Corsa alla FIGC: Malagò in pole, Abete rilancia la sfida

Scontro aperto per la successione dopo le dimissioni di Gravina: Serie A compatta, ma non mancano le tensioni

Corsa alla FIGC: Malagò in pole, Abete rilancia la sfida

È ufficialmente partita la corsa alla presidenza della FIGC, e i primi contendenti sono già scesi in campo. Dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, arrivate in seguito al flop mondiale contro la Bosnia, la sfida per la guida del calcio italiano entra subito nel vivo.

Il primo a muoversi è stato Giovanni Malagò, sostenuto con forza dai club di Serie A. Subito dopo, è arrivata la risposta di Giancarlo Abete, pronto a candidarsi con l’appoggio della Lega Nazionale Dilettanti. Salvo sorprese, saranno loro i principali protagonisti fino alla scadenza del 13 maggio per la presentazione delle candidature, con elezioni fissate per il 22 giugno.

Il fronte a favore di Malagò appare solido: ben 19 club su 20 di Serie A hanno espresso il proprio sostegno, ben oltre la maggioranza richiesta. Un segnale forte, che conferma la volontà delle società di puntare su una figura di esperienza e peso nel panorama sportivo italiano. Anche il presidente della Lega, Ezio Simonelli, ha sottolineato il valore della candidatura, definendo Malagò una figura autorevole e riconosciuta.

Lo stesso Malagò ha accolto con entusiasmo il sostegno ricevuto, parlando di un mandato importante che lo spinge a intraprendere un percorso concreto. Tra le priorità, non solo la riorganizzazione del sistema calcio, ma anche la preparazione infrastrutturale in vista di Euro 2032, con particolare attenzione agli stadi italiani.

A rafforzare il fronte pro-Malagò anche il parere di Beppe Marotta, dirigente dell’Inter, che ha parlato di un consenso tra i più ampi degli ultimi anni, sottolineando la necessità di intervenire su un sistema calcistico definito “malato” e bisognoso di riforme profonde.

Non tutti però sono allineati. Claudio Lotito, presidente della Lazio, resta contrario e critica apertamente il sistema elettorale, giudicato obsoleto e da rivedere. Una posizione isolata, ma che evidenzia le crepe interne al movimento.

A sparigliare le carte ci ha pensato Abete, che ha annunciato la propria disponibilità a candidarsi, criticando il metodo con cui si è arrivati al nome di Malagò. Secondo l’ex presidente federale, si sarebbe dovuto partire dai contenuti e da un confronto tra le componenti, non da una candidatura già indirizzata.

Il numero uno della LND punta a costruire un’alternativa credibile, aprendo al dialogo ma senza escludere una corsa autonoma. L’obiettivo dichiarato resta quello di arrivare a una candidatura condivisa, anche se i tempi e le dinamiche politiche fanno pensare a uno scontro diretto.

La partita è appena iniziata, ma le linee sono già tracciate: da una parte la compattezza della Serie A attorno a Malagò, dall’altra il tentativo di Abete di ricompattare le altre anime del calcio italiano. Il futuro della FIGC si deciderà nelle prossime settimane, tra strategie, alleanze e inevitabili tensioni.