Addio Mircea

Il pallone piange Lucescu, visionario del calcio

Alla guida di 8 squadre ha vinto 36 trofei tra cui la Coppa Uefa con lo Shakhtar, lanciando centinaia di calciatori ad alto livello.

Il pallone piange Lucescu, visionario del calcio

Non ce l’ha fatta Mircea Lucescu. L’ex tecnico rumeno si è spento all’età di 80 anni, a seguito delle complicazioni cardiache insorte dopo i playoff mondiali disputati contro la Turchia alla guida della nazionale del suo paese. Un peggioramento improvviso, quello registrato nelle ultime ore, che ha portato al ricovero nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale Universitario di Bucarest, dove si trovava già sotto stretta osservazione. Le sue condizioni si sono aggravate sensibilmente nel giorno di Pasqua, fino all’epilogo che ha lasciato sgomento il mondo del calcio.

Lucescu lascia un segno profondo anche nel calcio italiano, dove aveva guidato squadre come Pisa, Brescia, Reggiana e Inter, contribuendo con la sua esperienza internazionale e una visione di gioco sempre attenta ai dettagli. La sua carriera, lunga e ricca di successi, lo aveva reso una figura di riferimento non solo in Romania ma in tutto il panorama calcistico europeo, capace di attraversare epoche e generazioni mantenendo intatta la propria autorevolezza.

A dare notizia ufficiale della scomparsa è stato proprio l’Ospedale Universitario della capitale rumena, che ha voluto omaggiarlo con parole cariche di riconoscenza: lo ha definito uno “degli allenatori e giocatori di calcio rumeni di maggior successo, il primo a qualificare la nazionale rumena per un campionato europeo, nel 1984. Intere generazioni di romeni sono cresciute con la sua immagine nel cuore, come simbolo nazionale”. Un ricordo che restituisce la dimensione di un uomo capace di andare oltre il rettangolo di gioco, diventando un punto di riferimento per un intero paese.

Con la sua scomparsa si chiude un capitolo importante della storia del calcio rumeno ed europeo. Rimane l’eredità di un professionista rigoroso, di un allenatore che ha saputo innovare senza mai perdere il contatto con la tradizione, e di un uomo che ha incarnato per decenni passione, competenza e identità sportiva.