Con le elezioni per la presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio alle porte, Renzo Ulivieri, presidente dell’Aiac, ha fatto il punto della situazione, commentando l’attesa per la figura che guiderà il calcio italiano nei prossimi anni. Ospite di Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1, Ulivieri ha spiegato che al momento non ci sono candidati definiti e che l’importante è vedere quale programma presenterà chi deciderà di farsi avanti per la carica. “Non ci sono candidati, deve iniziare la campagna elettorale di chi vuole farlo. Noi e l’Assocalciatori siamo in attesa”, ha dichiarato, rispondendo anche alla domanda su Giovanni Malagò, il quale, pur avendo il consenso di molti, non ha ancora confermato una sua possibile candidatura. “Ci vanno bene tutti, vogliamo vedere cosa propongono”, ha aggiunto Ulivieri, invitando a concentrarsi sui progetti e non sulle persone.
Il presidente dell’Aiac ha poi parlato delle sfide che attendono il calcio italiano, mettendo l’accento su uno degli aspetti più critici: la gestione del talento. “Non serve un cambio radicale, ma bisogna affrontare i problemi principali, soprattutto quello del talento. La nostra storia come allenatori è importante, e lo dimostrano i nomi di Ancelotti, Montella e Cannavaro, che sono protagonisti a livello internazionale. Ci dispiace però che Gattuso non ci sia”, ha dichiarato, sottolineando la qualità del settore tecnico italiano, ma anche il vuoto che si è creato in alcune aree fondamentali.
Un altro tema centrale per Ulivieri è la figura dell’allenatore della Nazionale. “Per la nostra Nazionale ci vuole un allenatore italiano. Abbiamo avuto Bearzot, Lippi, ed è importante che questa tradizione continui”, ha affermato, facendo riferimento alla storia vincente dell’Italia. Secondo lui, la vittoria mondiale dipende non solo dalla qualità dei giocatori, ma anche dalla capacità di trovare l’allenatore giusto, in grado di far emergere il talento al momento giusto.
Infine, Ulivieri ha parlato della difficoltà di far emergere i giovani talenti dal settore giovanile alla Serie A, un passaggio che spesso non avviene con la dovuta continuità. “Le nostre nazionali giovanili fanno bene, ma i ragazzi faticano a fare il salto alla prima squadra. La responsabilità potrebbe essere degli allenatori, che devono vincere subito, o delle società. È una situazione critica”, ha concluso, avvertendo che non basta una soluzione temporanea come l’obbligo di schierare un numero minimo di italiani per risolvere il problema.