Mentre l’Italia si trova a fare i conti con l’ennesima delusione calcistica, in Svezia l’atmosfera è invece di festa per la qualificazione ai prossimi Mondiali, dove la nazionale scandinava affronterà Paesi Bassi, Giappone e Tunisia nel Gruppo F. La qualificazione della squadra guidata da Potter rappresenta un vero paradosso: la Svezia ha conquistato il pass nonostante avesse chiuso il girone di qualificazione all’ultimo posto, con soli due punti e nessuna vittoria all’attivo.
Il contrasto con altre squadre europee è evidente: l’Italia di Gennaro Gattuso, ad esempio, aveva raccolto ben 18 punti, mentre la Polonia, sconfitta con un gol al 90esimo dagli svedesi nella partita decisiva, ne aveva totalizzati 17. Eppure, secondo le regole del sistema di qualificazione, la Svezia è riuscita ad accedere ai playoff grazie ai risultati ottenuti in Nations League. In questa competizione, infatti, partecipano tutte le seconde classificate dei gironi di qualificazione, insieme alle quattro squadre ripescate tra le migliori classificate dei gruppi di Nations League che non avevano ottenuto direttamente l’accesso ai playoff.
Il caso svedese ha riacceso il dibattito sul sistema di qualificazione europeo. Già qualche mese fa, Gattuso aveva criticato il metodo sudamericano, sostenendo che i criteri adottati penalizzassero gli Azzurri. Ora, anche l’Europa sembra avere le sue incongruenze. La vicenda della Svezia dimostra come, in alcuni casi, il percorso complessivo di una squadra durante le qualificazioni possa risultare irrilevante di fronte a meccanismi di ripescaggio basati su competizioni parallele.
Molti esperti e tifosi sostengono che episodi come questo mettano in discussione l’equità del sistema, suggerendo la necessità di una riforma che valorizzi maggiormente le prestazioni sul campo e il rendimento costante, piuttosto che risultati indiretti o benefici da competizioni collaterali. In attesa di possibili cambiamenti, la Svezia può festeggiare un accesso ai Mondiali sorprendente ma perfettamente legittimo.