Futuro plumbeo

Italia da ricostruire: ora da chi si riparte?

Dopo aver toccato definitivamente, nuovamente, il fondo resta da chiedersi da che giocatori e come ripartire.

Italia da ricostruire: ora da chi si riparte?

L’Italia del calcio brancola nel buio. Ormai è assodato. Il segnale è chiaro, quasi brutale nella sua evidenza: se Gennaro Gattuso ha pensato di richiamare in azzurro Marco Verratti, oggi lontano dai grandi palcoscenici europei e prossimo ai 35 anni, significa che il problema del ricambio generazionale nella Italia è più profondo di quanto si volesse ammettere. Dopo l’ennesimo fallimento, il quadro che emerge è quello di una Nazionale povera di alternative e con un futuro ancora tutto da costruire.

Le parole di Leonardo Spinazzola nel post partita fotografano perfettamente il momento: Bosnia-Italia è stata, per molti, l’ultima apparizione in azzurro. E l’anagrafe non lascia spazio a interpretazioni. Lo stesso Spinazzola, insieme a Matteo Politano e Bryan Cristante, sembra destinato a uscire dal progetto tecnico se davvero si vorrà aprire un nuovo ciclo.

Molto dipenderà dalle scelte della federazione e dello staff tecnico. Se l’obiettivo sarà immediato, con lo sguardo rivolto ai prossimi Europei, diversi elementi esperti potrebbero restare nel giro azzurro. Ma se l’intenzione sarà finalmente quella di programmare sul lungo periodo, pensando alle qualificazioni mondiali future, allora il taglio dovrà essere inevitabilmente più netto.

I dubbi riguardano anche profili ancora centrali oggi. Gianluca Mancini si avvicina ai 30 anni, mentre Nicolò Barella, Manuel Locatelli e Federico Dimarco saranno chiamati a dimostrare di poter essere protagonisti anche nel medio periodo. Scelte delicate, che segneranno la direzione tecnica dei prossimi anni.

Il nodo principale, però, resta un altro: non tanto chi uscirà, ma chi sarà in grado di entrare. Alle spalle del gruppo attuale il serbatoio appare limitato, e questa è forse la criticità più preoccupante. Servirà una riforma strutturale del sistema per tornare a produrre talenti in quantità e qualità adeguate.

Qualcosa, comunque, si intravede. I nomi di Marco Palestra e Pio Esposito rappresentano una base da cui ripartire, così come quelli di Antonio Vergara e Niccolò Pisilli, già inseriti in contesti importanti come Napoli e Roma.

Tra i giocatori già formati, resta da capire la gestione di Nicolò Fagioli, regista affidabile ma finora poco considerato, mentre Davide Bartesaghi ha mostrato qualità interessanti. A questi si aggiungono Nicolò Rovella e Bernasconi, pronti a giocarsi le loro chance.

Non ci sono fuoriclasse generazionali come Andrea Pirlo, Francesco Totti o Alessandro Del Piero, ma il problema va oltre il singolo talento. La difesa resta incompleta, priva di un leader capace di impostare, mentre l’attacco offre qualche certezza in più grazie a Moise Kean e Pio Esposito.

Questa volta, però, non ci saranno scorciatoie. L’Italia è chiamata a un lavoro profondo e coraggioso, perché restare fuori dal Mondiale per tre edizioni consecutive non è solo una delusione sportiva, ma un fallimento sistemico che non può più essere ignorato.