Il caso

San Siro, la Guardia di Finanza indaga per turbativa d’asta: il punto

Aperta un'indagine su alcuni personaggi legati al passaggio

San Siro, la Guardia di Finanza indaga per turbativa d’asta: il punto

La vendita dello stadio di San Siro a favore di Inter e Milan è finita sotto la lente della Guardia di Finanza. L’operazione, disposta dai pm Giovanna Cavalleri, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, ha portato, nelle prime ore del mattino, a perquisizioni negli uffici del Comune di Milano e della M-I Stadio, la società controllata da Milan e Inter, oltre che nelle abitazioni degli ex assessori Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris e del direttore generale di Palazzo Marino, Christian Malangone.

L’indagine si concentra sull’ipotesi di turbativa d’asta. Tra gli indagati figurano non solo Tancredi e De Cesaris, ma anche Giuseppe Bonomi, Alessandro Antonello e Mark Van Huukslot. La lista comprende anche Simona Collarini, ex responsabile del settore Rigenerazione urbana del Comune e all’epoca referente unico del procedimento relativo allo stadio, insieme ai consulenti di Inter e Milan, Fabrizio Grena e Marta Spaini. La notizia è stata riportata dal quotidiano La Repubblica.

Le perquisizioni della Guardia di Finanza hanno interessato anche soggetti terzi, e i sequestri dei cellulari hanno permesso di acquisire chat e mail pertinenti alla maxi inchiesta sulla gestione dell’urbanistica a Milano. Questa indagine, avviata lo scorso anno, aveva già portato ad alcuni arresti, poi annullati dal Tribunale del Riesame e dalla Cassazione. Tancredi, Malangone e De Cesaris erano già coinvolti in quella precedente indagine, anch’essa incentrata su presunti illeciti urbanistici.

L’inchiesta sulla cessione di San Siro nasce da una serie di esposti, tra cui quelli firmati dall’ex vicesindaco Luigi Corbani e dal promoter musicale Claudio Trotta, tra i fondatori del comitato Sì Meazza. L’obiettivo è verificare se la vendita dello stadio, per la quale il Comune ha incassato 197 milioni di euro, possa aver favorito interessi privati a discapito del pubblico. In particolare, gli inquirenti sospettano che la normativa sugli stadi sia stata sfruttata per agevolare il progetto di urbanizzazione dell’area, sollevando dubbi sull’equilibrio tra profitto privato e interesse collettivo.