Due derby e due vittorie: al Milan non succedeva dalla stagione 2010/2011. Quindici anni dopo, i rossoneri tornano a imporsi in entrambe le stracittadine stagionali, con un denominatore comune: Massimiliano Allegri. All’epoca arrivò lo scudetto, mentre oggi il cammino verso il titolo appare più complicato, soprattutto considerando i sette punti di distacco dalla vetta. Nonostante le difficoltà, è innegabile che il tecnico toscano abbia dato una vera svolta, riportando la squadra a livelli di alta competitività. Non ancora quelli a cui i tifosi erano abituati, ma Maignan e compagni mostrano un rendimento convincente, soprattutto dopo una stagione precedente deludente e un mercato estivo tutt’altro che esaltante.
Le future strategie su acquisti e cessioni saranno decisive per il futuro in panchina dello stesso Allegri. Il tecnico ha più volte ricordato di avere un contratto fino al 2027, ma ha anche sottolineato l’importanza di “lavorare tutti uniti per il bene del Milan”. Un chiaro segnale alla società: raggiunta la qualificazione alla prossima Champions League, si farà il punto sul futuro, con chiarezza e una visione condivisa sul mercato. Qualche tensione con i vertici del club è già emersa. A gennaio non è arrivato il difensore richiesto e il Milan ha rischiato di acquistare Mateta, profilo non approvato da Allegri. Resta aperta anche la pista per Andrè del Corinthians, giocatore poco conosciuto all’ex Juventus.
Intanto, i numeri restano dalla parte dei rossoneri: 60 punti in classifica, come la squadra di Pioli nell’anno dello scudetto e come il Napoli di Conte, poi vincitore. E i sette punti di distacco non spaventano: nel 1999 il Milan di Zaccheroni recuperò lo stesso gap alla Lazio per vincere lo scudetto. Prossima tappa, la Lazio in Champions: il successo è obbligatorio, con la speranza di un passo falso dell’Inter. La rimonta resta possibile, come mostrano i precedenti storici.