Le parole

Marcus Thuram: “Vincere il secondo scudetto in tre anni sarebbe qualcosa di enorme”

L'attaccante francese dell'Inter ha parlato anche del suo rapporto con le critiche e della scelta di andare all'Inter

Marcus Thuram: “Vincere il secondo scudetto in tre anni sarebbe qualcosa di enorme”

Marcus Thuram, in un’intervista alla CBS, ha dichiarato apertamente quello che è il suo grande sogno per questa stagione: “Vincere due scudetti in tre anni sarebbe qualcosa di enorme. Non sarà semplice, perché le avversarie sono forti, ma dobbiamo continuare a lavorare e imparare dagli errori, così possiamo riuscirci”.

Il francese, parlando a tutto tondo, ha anche raccontato del suo rapporto con le critiche che spesso gli piovono addosso: “Le persone sono ossessionate dai numeri, spesso nemmeno guardano le partite e assegnano il man of the match a chi ha segnato. Questa è la nostra generazione e dobbiamo accettarlo. Le statistiche contano perché il mio lavoro è fare gol, ma il calcio non è solo questo, ci sono gli assist, le giocate e la costruzione delle azioni. Per questo prendo le distanze da ciò che si legge sui social, per evitare che mi condizioni”.

L’attaccante si sente anche migliorato rispetto al passato: “Sono più maturo nel modo di giocare, le emozioni incidono meno sulle mie prestazioni. Le grandi partite di Champions mi hanno fatto crescere, mi sento un giocatore più intelligente e che sa muoversi nel modo giusto per aiutare la squadra. Il mio arrivo all’Inter? La società ha visto in me un giocatore creativo, capace di giocare accanto a Lautaro e aiutare la squadra a vincere. Era il momento giusto per un club del genere e per giocare a San Siro, ogni volta è un sogno. Ogni notte lì può diventare speciale e ho immagini fantastiche nella testa: la semifinale col Barcellona, i gol segnati al Milan”.

Infine, Marcus Thuram è tornato sul rapporto col fratello Khephren: “Siamo simili, due grandi lavoratori che sanno cosa vogliono nella vita. Lui è molto competitivo e mi piace. In campo provavo a scherzare, lui no. Volevo dimostrare di essere il fratello maggiore, ma non è andata benissimo: ha segnato e di solito non segna mai. Ci sentiamo ogni giorno, il mio sogno è che entrambi possiamo esprimere il nostro massimo potenziale e crescere come uomini. A fine carriera devi essere più di un calciatore”.

Infine l’esempio di papà Lilian: “Ho capito davvero chi fosse quando andò al Barcellona. Vedevo giocatori come Ronaldinho e Henry ed erano suoi compagni. Mi ha insegnato tanto, soprattutto a farmi domande. Essere curiosi, critici, persone prima che atleti”.