Cinque ore abbondanti di battaglia, una Rod Laver Arena col fiato sospeso e un verdetto che premia il coraggio. Carlos Alcaraz è il primo finalista degli Australian Open, al termine di una semifinale durissima contro Alexander Zverev, segnata da continui ribaltamenti e da problemi fisici che sembravano poter fermare lo spagnolo sul più bello. Invece, ancora una volta, ha vinto la testa prima delle gambe.
Il numero uno spagnolo ha stretto i denti, ha convissuto con crampi e dolore muscolare e ha trovato la forza di trascinare il match fino al quinto set, dove l’inerzia è definitivamente cambiata. «Come ho fatto? Credendoci», dirà a fine partita. Una risposta semplice per spiegare un’impresa enorme. Domenica mattina, alle 9.30 italiane, Alcaraz si giocherà il titolo contro il vincente di Jannik Sinner – Novak Djokovic.
Il match
La semifinale si apre nel segno dell’aggressività di Alcaraz, capace di prendere subito il controllo degli scambi e di mettere pressione a un Zverev ancora fragile nei momenti chiave. Il primo set si decide con un break nel nono game: 6-4 per lo spagnolo in 40 minuti, grazie a un servizio solido e a un ritmo costante da fondo campo.
Nel secondo parziale il tedesco resiste, salva palle break e trova il guizzo giusto nel sesto gioco per portarsi avanti. Alcaraz però non molla, recupera lo svantaggio e trascina il set al tie break, dove un minibreak nel finale indirizza tutto dalla sua parte. Sembra l’allungo decisivo, ma il match è tutt’altro che finito.
Nel terzo set arriva il momento più delicato: sul 4-4 Alcaraz accusa un forte dolore alla gamba destra, chiama il fisioterapista, vomita e fa discutere per il medical time-out, scatenando la protesta di Zverev. Lo spagnolo stringe i denti ma cede il parziale al tie break. Il quarto set è una lotta di nervi: dopo oltre quattro ore si arriva ancora al gioco decisivo, questa volta vinto dal tedesco, che porta la sfida al quinto.
L’epilogo
Nel set decisivo Zverev parte meglio, strappa subito il servizio e sembra avere il controllo. Alcaraz fatica, sbaglia, ma resta aggrappato al match. Il tedesco non riesce mai a chiuderla e sul 5-4, quando serve per l’incontro, trema: lo spagnolo piazza il controbreak e cambia definitivamente la storia della semifinale.
Da quel momento è solo Carlos Alcaraz. Spinto dal pubblico, alza il livello, trova colpi vincenti in serie e mette pressione a un Zverev ormai sulle gambe. Sul 6-5 arriva il match point dopo 5 ore e 26 minuti: lo spagnolo risponde profondo, resiste allo scambio e chiude un incontro epico.
Melbourne applaude, Alcaraz esulta: la finale degli Australian Open è sua, al termine di una delle partite più dure e simboliche della sua carriera. Ora l’ultimo passo per entrare nella storia.