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La nuova vita di Edoardo Bove: “Il defibrillatore è parte di me”

Le parole dell'ex giocatore della Roma colto da malore in campo

La nuova vita di Edoardo Bove: “Il defibrillatore è parte di me”

Sedersi davanti ai giornalisti dopo un allenamento, raccontarsi senza filtri, sembra già di per sé un traguardo enorme. Per Edoardo Bove è il simbolo di un nuovo inizio, quello di un sopravvissuto che guarda avanti con lucidità e coraggio. La ripartenza è dal Watford, una scelta che l’ex centrocampista giallorosso rivendica con convinzione: “Non è una seconda scelta, ma una sfida. È il posto giusto per me dopo un anno molto difficile”. Qui Bove ha trovato un ambiente che lo ha accolto come una famiglia, grazie anche alla presenza del proprietario italiano Gino Pozzo e del direttore tecnico Nani, che “mi tratta come un figlio o come un fratello minore”.

Il percorso, però, non è stato semplice. In un’intervista a Paola De Carolis sul Corriere della Sera, Bove racconta il lavoro fatto su se stesso, soprattutto dal punto di vista mentale: “Sto bene, sto imparando a conoscere il mio nuovo corpo”. Accettare quanto accaduto è stato un passaggio fondamentale. “All’inizio, quando ricominciavo a correre e sentivo il cuore battere forte, ci pensavo. È normale, è una questione psicologica. Dopo un evento così devi abituarti”.

Il defibrillatore sottocutaneo oggi è parte della sua vita: “È come un telefono, solo più piccolo, tra le costole e la pelle. Si vede, si sente al tatto, ma non mi dà problemi. Il primo mese è stato quello dell’adattamento. Credo che sarebbe peggio avere un problema al ginocchio”.

La serenità di oggi nasce anche dall’aver affrontato i momenti più bui, quelli in cui ha temuto di non poter più giocare. “Succede. Devi accettare anche le emozioni negative e andare avanti un giorno alla volta”. Fondamentale il sostegno della famiglia e della fidanzata. “I miei problemi sono stati pubblici, ma ognuno ha le sue difficoltà. Io le ho superate grazie alle persone che ho accanto”.

Ora Bove parla di una seconda possibilità, non solo nel calcio ma nella vita. “Ho avuto il problema all’età giusta: abbastanza grande per capire, abbastanza giovane per ricominciare. Ho consultato diversi esperti e posso tornare a giocare. Quando il calcio ti viene tolto, capisci quanto sia la tua vera passione. Continuerò a riempire la mia vita di ciò che amo”.