Dal 1995 a oggi il nome di Javier Zanetti si intreccia in modo indissolubile con quello dell’Inter. Prima colonna in campo, poi capitano simbolo e oggi vicepresidente, l’ex esterno argentino rappresenta una figura unica per longevità e identità nerazzurra. Chi meglio di lui può raccontare quasi trent’anni di storia interista? In un’intervista al Corriere dello Sport, Zanetti torna con la memoria all’estate del 1995, quando arrivò a Milano insieme a Sebastian Rambert: “I giornalisti non mi considerarono affatto, ero trasparente, come fossi il suo accompagnatore”.
Il tempo, però, ha ribaltato completamente quella prima impressione. Zanetti è diventato una certezza assoluta per il club, attraversando epoche, presidenti e generazioni di calciatori. La sua spiegazione è semplice e diretta: “Ho sfruttato un’opportunità e mi sono impegnato e curato. Per l’Inter sono una risorsa, lo status non mi interessa. Dopo il ritiro ho studiato, ancora oggi mi aggiorno. Ai giovani calciatori dico di fare lo stesso”. Un approccio che ha caratterizzato anche il suo rapporto con la Curva. Alla domanda di Ivan Zazzaroni sugli ultrà, Zanetti chiarisce senza ambiguità: “Se c’entrano col mio resistere a tutto e tutti nel corso degli anni all’Inter? Ho avuto solo rapporti assolutamente normali, i video, i selfie, gli autografi, totale rispetto dei ruoli, esiste una linea di confine che non si deve oltrepassare mai e io sono sempre rimasto dalla parte giusta”.
Nel racconto trovano spazio anche i grandi protagonisti della sua carriera. Massimo Moratti è ricordato come una figura familiare, mentre tra gli allenatori spicca José Mourinho, definito indimenticabile. Zanetti rievoca così il primo contatto: “Sono José Mourinho. Ho appena firmato per l’Inter, sarai il mio capitano, mi scuso se non parlo bene l’italiano”. Lo parlava benissimo…”. Un posto speciale lo occupa anche Gigi Simoni: “Un padre, rendeva tutto semplice. Zaccheroni fu complesso, ci faceva fare anche un’ora di seguito di tattica”.
Tra i compagni, impossibile non citare Ronaldo: “Quando ancora c’era la sosta, il 20 dicembre giochiamo a San Siro contro la Roma e l’ultimo volo per tornare in Sudamerica era alle 22.30 quando la partita sarebbe stata ancora in corso. Ronaldo dice: chi deve partire con me si faccia la doccia in due minuti e poi corra all’aeroporto. Alla fine, dopo aver vinto 4-1, siamo arrivati in aeroporto a mezzanotte: Ronaldo aveva fermato l’aereo fino a quel momento: immagina la reazione dei passeggeri quando ci hanno visto salire a bordo…”. Su Roberto Baggio aggiunge: “Campione assoluto, compagno generoso. È rimasto molto scosso dalla rapina subita, l’ho visto piangere”.
In chiusura, Zanetti parla di Cristian Chivu: “Uomo di rara intelligenza, preparatissimo, un grande motivatore. Cerca sempre la prestazione. Avremmo meritato di più con Atletico e Liverpool, ci mancano quei due punti”.