C’è un tempo che scorre lontano dai riflettori, fatto di silenzi, attese e pensieri profondi. Gleison Bremer lo ha attraversato tutto, passo dopo passo, dopo il grave infortunio al ginocchio dell’ottobre 2024 che ha rischiato di segnare una svolta drammatica nella sua carriera.
Oggi il difensore della Juventus racconta quel percorso di rinascita in una lunga intervista al Corriere della Sera, svelando come la riabilitazione sia stata prima di tutto un viaggio interiore, tra studio, famiglia e nuove consapevolezze, con un obiettivo chiaro: tornare protagonista e vincere in bianconero, “scrivendo il mio nome nella storia del club”.
Lontano dal campo, Bremer ha trasformato l’assenza forzata in un’occasione per arricchirsi. “Ho imparato a suonare la chitarra, mia vecchia passione, e ho trascorso più tempo per la famiglia. Ogni tanto, mia figlia Agata, 5 anni, mi diceva: “Papà, non farti più male””.
Parole che raccontano la dimensione più intima di mesi complicati, resi però più leggeri anche dai libri. “E poi, i libri: “L’arte della guerra” e i saggi di filosofia, Aristotele soprattutto: autori avanti di testa, che hanno visioni e pensieri profondi”, confessa il centrale brasiliano, spiegando come lo studio lo abbia aiutato a mantenere la mente allenata quanto il corpo.
Durante la riabilitazione, Bremer ha cercato ispirazione anche nelle storie di chi aveva già vissuto momenti simili. “E poi, durante la riabilitazione, le storie di Baggio e di Del Piero: volevo capire come si fa a ritornare dopo un grave infortunio. Ho imparato ad avere pazienza”.
Un concetto rafforzato da un incontro speciale al J-Medical: “Una volta incrociai Alex al J-Medical: “Calma, non avere fretta, e migliora la tua mobilità”, mi disse”.
Il ritorno in campo, però, non è stato solo una questione fisica. Bremer affronta anche il tema delle osservazioni ricevute da Spalletti, che lo ha invitato a gestirsi meglio. “L’ho sentito e ho capito. Diciamo che, dopo due infortuni, pensi che non puoi sempre giocare sulla forza e sulla velocità, ma devi sfruttare anche le letture difensive”, spiega il difensore juventino, sottolineando il lavoro svolto con lo staff bianconero. “È una cosa sulla quale sto migliorando, studiando l’avversario, grazie allo staff della Juve che lavora sui video e a un match analyst che mi segue”.
In questo percorso di adattamento, anche il nuovo corso tattico ha avuto un peso importante. “Mi piace, perché abbiamo spesso la palla noi e allora faccio meno fatica”, racconta Bremer, che ora sente di potersi esprimere con maggiore serenità.
E la sensazione, finalmente, è quella di essersi lasciato il peggio alle spalle: “Ogni tanto mi dico: ‘Cavolo, così non sento neppure il peso dell’infortunio’”. Una frase che racconta meglio di qualsiasi statistica la forza di un ritorno costruito con pazienza, testa e cuore.