Antonio Conte furioso, incontenibile, simbolo di una partita che a San Siro ha superato più volte il confine della semplice cronaca sportiva. Il momento spartiacque arriva a venti minuti dalla fine, quando Daniele Doveri indica il dischetto per l’Inter. Calhanoglu segna, l’inerzia della gara cambia e sulla panchina del Napoli esplode la rabbia del tecnico salentino.
Conte non accetta la decisione, si infuria, calcia una bottiglietta, va faccia a faccia con il quarto uomo Colombo. Le proteste diventano incontenibili, Doveri estrae il cartellino rosso e lo allontana. Mentre si dirige verso il tunnel, il labiale è chiarissimo. “Vergognatevi, dovete solo vergognarvi”.
L’episodio che scatena il caos arriva al 70’. Nell’area del Napoli, Rrahmani entra in ritardo su Mkhitaryan e lo colpisce: il destro del difensore azzurro finisce sul piede dell’armeno. È uno step on foot, un contatto che il regolamento punisce con il calcio di rigore.
Sul momento l’arbitro lascia proseguire l’azione, che si conclude con un tiro alto di Bastoni, poi viene richiamato al Var. Dopo la revisione, la decisione è confermata: rigore per l’Inter, tra le proteste vibranti del Napoli e la furia di Conte, convinto che l’episodio si inserisca in una settimana già segnata da decisioni arbitrali contestate.
L’espulsione, però, non spegne la presenza del tecnico. Conte resta a ridosso del campo, appoggiato alla balaustra, continuando a dare indicazioni, a sbracciare, a farsi sentire dai suoi giocatori. È un allenatore che non riesce a staccarsi dalla partita nemmeno quando il regolamento glielo impone, che vive ogni secondo come se fosse l’ultimo. La squadra percepisce quella tensione e la trasforma in energia, reagendo ancora una volta alle difficoltà.
Il Napoli, infatti, non si disunisce dopo il nuovo svantaggio. Continua a spingere, a credere nella rimonta, sostenuto anche da quella guida “a distanza” che Conte non smette di esercitare. E quando, a nove minuti dalla fine, Scott McTominay trova la zampata del 2-2, l’immagine più potente della serata è proprio quella dell’allenatore che esulta con rabbia e orgoglio, quasi a voler spingere il pallone in rete con la forza della volontà.
Il pareggio finale non cancella le polemiche, né attenua la sensazione di una partita vissuta sul filo dei nervi. Resta però la fotografia di un Napoli che non molla mai e di un allenatore che incarna fino all’eccesso il proprio ruolo. L’Antonio Furioso di San Siro è tutto qui: protesta, passione, rabbia e appartenenza totale alla sua squadra, anche quando il regolamento prova a metterlo fuori scena.