Osservato speciale

Kim, storia di un amore mai sbocciato in Germania. E il Milan…

Kim Min-jae dopo aver fatto sognare i tifosi del Napoli nello scudetto Spallettiano non è riuscito a imporsi in Baviera.

Kim, storia di un amore mai sbocciato in Germania. E il Milan…

Era il 2023 quando Kim Min-jae, protagonista di una stagione da incorniciare con il Napoli, decise di fare il grande salto in Bundesliga, approdando al Bayern Monaco. L’arrivo del difensore sudcoreano, uno degli acquisti più costosi nella storia del club tedesco, suscitava grandi aspettative. Tuttavia, due anni e mezzo dopo, la storia d’amore con la maglia bavarese è rimasta ben lontana dall’essere quella che ci si aspettava. Kim non è mai riuscito a imporsi come leader della difesa del Bayern, non è diventato quel punto di riferimento che si pensava potesse essere, al punto che più volte è finito in panchina.

Sotto la gestione di Thomas Tuchel, il sudcoreano ha visto preferiti altri difensori, come Dier e De Ligt. Anche con l’arrivo di Vincent Kompany sulla panchina bavarese, le cose non sono cambiate, con il tecnico belga che ha dato la priorità a Tah e Upamecano. Un avvio promettente si è trasformato in una lunga fase di difficoltà. Kim, da leader della difesa del Napoli e miglior difensore della Serie A nella stagione 2022-2023, si è ritrovato a fare i conti con una realtà diversa, in cui le sue qualità non sono riuscite a emergere.

Addirittura, in seguito a questa fase di incertezze, il Bayern ha messo Kim nella lista dei cedibili, ma senza però accettare di svenderlo. Negli ultimi 18 mesi, infatti, la sua partenza si è rivelata complicata. Ora, su di lui si è fatto avanti il Milan, ma il club rossonero ha posto una condizione fondamentale: la partecipazione economica dei bavaresi al suo stipendio, che per i milanisti è attualmente troppo elevato.

Le difficoltà di Kim al Bayern sono cominciate fin dal suo arrivo, quando la barriera linguistica si è rivelata una delle prime sfide. “Per Kim questo è un periodo difficile”, aveva ammesso Tuchel, riconoscendo le sue qualità ma sottolineando come De Ligt e Dier stessero dando maggiore sicurezza. Il tecnico tedesco aveva aggiunto che Eric Dier, a differenza di Kim, parlava di più, guidava la difesa e contribuiva positivamente alla squadra. In quel contesto, il sudcoreano non è mai riuscito a inserirsi veramente nello spogliatoio bavarese, non è mai riuscito a diventare la guida che ci si aspettava. A complicare le cose, si sono aggiunti anche problemi fisici, in particolare al tendine d’Achille, che lo hanno frenato nel suo adattamento.

Kim, consapevole delle sue difficoltà, ha dichiarato: “Errori, infortuni o troppe partite possono essere solo scuse. Io devo comunque rimanere concentrato. Certo, alcuni errori sono stati causati dal dolore che provo, ma, in definitiva, avrei dovuto giocare meglio”. La situazione è stata aggravata dalla posizione della sua federazione, che ha puntato il dito contro il Bayern per averlo fatto giocare nonostante non fosse al meglio fisicamente. Myung-Bo Hong, commissario tecnico della Corea del Sud, ha accusato il club bavarese di non aver tutelato adeguatamente il giocatore, mettendolo a rischio di ulteriori infortuni.

Nel frattempo, Kim ha affrontato anche delle difficoltà personali, con il divorzio dalla moglie Ahn, con la quale ha una bambina. Un evento che non ha sicuramente aiutato il suo equilibrio mentale, tanto che si è scusato pubblicamente con i tifosi per la fine del matrimonio.

In campo, il suo periodo al Bayern è stato segnato da diverse prestazioni deludenti, non solo individuali ma anche collettive. Il 14 febbraio 2024, per esempio, Kim è stato schierato dal primo minuto nella pesante sconfitta contro la Lazio all’Olimpico, un risultato che ha messo in difficoltà la squadra, già reduce da eliminazioni in Coppa di Germania e dalla lotta per il titolo che sembrava ormai compromessa. “Ho sempre giocato con molta convinzione, ma al Bayern certe caratteristiche non erano più richieste”, ha spiegato Kim in seguito, riconoscendo che durante alcune partite ha esitato, non riuscendo a giocare con la stessa libertà mentale che aveva al Napoli.

Tuchel, d’altronde, lo aveva criticato per la sua tendenza a essere troppo intraprendente, cercando l’anticipo anche quando non era sicuro che gli riuscisse. Un punto di divergenza tattica che ha influito sul suo impiego.

Nonostante tutto, Kim ha sempre cercato di mostrare serenità: “Solo perché non sto giocando non significa che non venga più preso in considerazione. Ovunque sono andato ho sempre giocato, ma qua al Bayern, con tanti bravi calciatori, può succedere anche questo”. A Milano, però, potrebbe trovare maggiore spazio e continuità. In un ambiente diverso, con meno pressioni e con un progetto tecnico che potrebbe valorizzarlo, Kim Min-jae avrebbe l’opportunità di ritrovare la serenità che ha perso a Monaco. La sua carriera, insomma, potrebbe presto prendere una nuova direzione, più lontano dalla Baviera e più vicino a un futuro da protagonista.