Momento d'oro

Neres show: la doppietta in Supercoppa la consacrazione definitiva

David Neres è definitivamente esploso decidendo grandi sfide: dai 3 gol in Supercoppa a quelli decisivi contro Roma e Atalanta.

Neres show: la doppietta in Supercoppa la consacrazione definitiva

Nel calcio moderno, si assiste spesso a squadre che, grazie a cicli vincenti e successi inaspettati, riscrivono le pagine della loro storia, e a talenti individuali che si legano in modo quasi predestinato a quei club, entrando a far parte della loro leggenda. La notte di lunedì a Riad ha consacrato definitivamente David Neres come l’uomo simbolo della terza Supercoppa Italiana vinta dal Napoli.

Non che il suo contributo fosse stato trascurabile nello scudetto della passata stagione, ma è stato in terra saudita che, forse, è nato ufficialmente “il Napoli di Neres”. Il fantasista brasiliano è stato l’assoluto protagonista del breve ma intenso torneo in Arabia Saudita: un bottino impressionante di tre gol in due partite, condite da prestazioni di altissimo livello e una doppietta in finale che ha avuto il sapore del fenomeno puro.

David ha scelto il momento più luminoso e importante per legare per sempre il suo nome alla maglia azzurra, dimostrando una capacità di incidere che solo i fuoriclasse possiedono. Le due prodezze personali in finale sono state da manuale del calcio: un tiro a giro dalla distanza, improvviso e preciso, finito dritto all’incrocio dei pali, e poi quel raddoppio che è stato un mix letale di volontà, classe cristallina e freddezza, con una pressione alta efficace, una resistenza fisica al ritorno dell’avversario e un tocco sotto dolce e vellutato a scavalcare il portiere in uscita.

In una città come Napoli, dove la scaramanzia è quasi una scienza esatta, anche i numeri hanno un peso specifico, che va oltre il semplice valore simbolico. David, al suo arrivo all’ombra del Vesuvio, ha scelto di indossare la maglia numero 7, un numero che nell’era della presidenza De Laurentiis è sempre stato associato a giocatori che sono diventati vere e proprie icone per la tifoseria. Dal Pocho Lavezzi, amato per la sua sregolatezza geniale, a Edinson Cavani, il “Matador” implacabile, fino a Callejon, lo stacanovista silenzioso: tutti protagonisti straordinari, legati a quel numero magico, che hanno aiutato il club a scalare le gerarchie della Serie A e a tornare a essere un protagonista indiscusso anche nelle competizioni europee.

La missione di Neres, tuttavia, era se possibile ancora più complicata e affascinante, poiché a lui è toccato il compito non facile di colmare, almeno nell’immaginario collettivo, il vuoto lasciato nello scorso gennaio dalla partenza del georgiano Kvaratskhelia, un altro ossessionato dal numero sette, tanto da raddoppiarlo e sfoggiare il 77 sulla schiena durante la cavalcata tricolore.

Il 77 di Kvara è stato uno dei numeri magici del terzo scudetto, ora si torna alla cifra unica, il 7 puro, sulle spalle di un talento puro, dai piedi brasiliani ma con un carattere introverso, che ha saputo aspettare il suo momento con pazienza. E che ora, a furor di popolo e di gol, è il nuovo eroe indiscusso di Napoli.

La sua scalata non è stata priva di ostacoli. Acquistato nell’estate del 2024 con l’intento di fornire una soluzione alternativa e di qualità a Politano, Neres era inizialmente un’arma tattica da inserire dalla panchina per spaccare le partite con il suo dribbling e la sua fantasia. L’addio improvviso di Kvara lo aveva portato alla ribalta in modo inatteso, ma subito dopo una serie di infortuni ne hanno frenato l’ascesa.

Nei primi mesi di questa stagione, David ha sofferto parecchio, con tante panchine e poche occasioni per mettersi realmente in mostra, faticando a trovare la giusta collocazione nel sistema di gioco. Una prima scossa si è avuta da falso nove, nel match contro l’Inter, una notte da prima donna fatta di movimenti continui, dribbling ubriacanti e giocate illuminanti per i compagni. Ma la vera svolta è arrivata a fine novembre, nel pieno dell’emergenza infortuni che ha colpito la squadra azzurra. Antonio Conte, con la sua sapienza tattica, ha ridisegnato il Napoli e Neres ha cominciato a volare.

È stata una vera e propria rinascita, quasi un anno senza acuti, con 322 giorni trascorsi tra il suo primo gol del 2025 (4 gennaio a Firenze) e il primo di questa stagione (22 novembre). La doppietta all’Atalanta ha restituito al Napoli un nuovo protagonista assoluto, e da quel giorno David ha deciso tutte le grandi sfide: gol partita all’Olimpico contro la Roma, prestazione superlativa con assist contro la Juventus.

E poi la Supercoppa, con il guizzo sotto porta per sbloccare la semifinale contro il Milan e una finale da supereroe, dove è tornato a fare ciò che sa fare meglio: inventare calcio. Altro che vice Politano, adesso David gioca sullo stesso lato del campo di Matteo e i due insieme sfrecciano, si cercano, duettano con una sinergia che illumina la manovra offensiva del Napoli. Conte ha dato a Neres le chiavi del gioco offensivo, garantendogli la massima libertà di cercare la giocata, l’uno contro uno, il dribbling, purché non manchi mai la voglia e la cattiveria agonistica nel sacrificarsi e aiutare i compagni anche senza palla.

La sua trasformazione, adesso, è totale: David ha aggiunto ai dribbling, ai tacchi, al gioco di suola e ai tunnel, anche una cattiveria nel rincorrere gli avversari che non aveva mai fatto vedere prima. Questioni di dettagli, quei particolari che trasformano un ottimo giocatore in un potenziale fuoriclasse assoluto.

Neres si è ripreso il Napoli e un posto di diritto nella sua storia, diventando un tesoro ritrovato nell’emergenza tattica. Una dolce sensazione di déjà vu, quella provata dai tifosi nel vederlo dominare il campo, per una squadra che ha grandi ambizioni e che, con un Neres così, ha il divieto assoluto di porsi limiti per il prosieguo della stagione, in Italia e in Europa.