Tra una semifinale di Supercoppa da preparare e un futuro tutto da costruire, Tommaso Pobega dimostra di avere uno sguardo che va oltre il rettangolo verde. Il centrocampista del Bologna, impegnato a Riad contro l’Inter, si racconta in una lunga intervista a Repubblica lasciando emergere un profilo particolare, quello di un calciatore che non si limita a vivere il presente ma che già immagina il domani, con interessi e ambizioni che esulano dal calcio giocato.
Lo studio, la curiosità e una spiccata attenzione per i temi economici accompagnano Pobega da tempo, al punto da fargli immaginare una seconda vita professionale. Lo spiega lui stesso senza giri di parole: “Le mie passioni? La finanza e la gestione del patrimonio. Nel calcio si passa dal non guadagnare nulla al guadagnare tanto, e si è circondati da persone non sempre positive. Mi piacerebbe studiare uno strumento che aiuti i calciatori nella gestione. Ogni tanto, per scherzo, i compagni mi chiedono consigli di finanza”. Un approccio lucido, quasi controcorrente, che fotografa bene una generazione sempre più attenta a costruirsi un piano alternativo per il dopo carriera.
Il presente, però, chiama forte e chiaro. Il Bologna è atteso da una sfida di alto livello nella semifinale di Supercoppa, un appuntamento che può aprire le porte a un altro trofeo dopo la storica Coppa Italia conquistata lo scorso giugno. Pobega vive questo momento con equilibrio, consapevole che il percorso di un calciatore è fatto di opportunità da cogliere ma anche di scelte ponderate. “Quanti compagni lavorano per un piano B? Sempre di più, penso al mio amico Buongiorno, laureato come me. Intanto ci godiamo il campo”. La carriera non è infinita e il messaggio è chiaro: pensare al futuro non significa distrarsi dal presente.
Contro l’Inter servirà il miglior Bologna possibile, attento e maturo. Pobega lo sa bene e non nasconde le difficoltà della sfida: “Ci aspettiamo una partita intensa – dice -, fisica, tecnica, difficile. Dovremo essere attenti, contro giocatori che hanno vinto tanto. Dovremo cogliere ogni occasione e puntare sui nostri valori: identità sana e ambizione razionale”. Parole che riflettono l’anima di una squadra cresciuta passo dopo passo, senza perdere il contatto con la propria identità.
Il centrocampista ripercorre anche le tappe della sua carriera, un viaggio che lo ha formato dentro e fuori dal campo. “Sono tornato a Bologna perché sapevo che qui sarei potuto crescere. Con il mister (Italiano, ndr) ho un ottimo rapporto, è bravissimo a far crescere i calciatori. I miei passi? Allo Spezia ho avuto il primo impatto con la Serie A, poi a Torino ho acquisito consapevolezza. Al Milan ho conosciuto l’Europa e imparato a gestire la pressione. A Bologna ho vinto il primo trofeo”. Un percorso che oggi lo vede protagonista e che alimenta un sogno ancora vivo: ripetersi, magari alzando un altro trofeo, prima di pensare definitivamente a quel futuro in giacca e cravatta che, un giorno, potrebbe diventare realtà.