L'ex Milan

Al Milan sarebbe servito uno come Jovic?

L'attaccante serbo sta facendo bene in Grecia con l'AEK Atene e al Milan sarebbe servito un centravanti

Al Milan sarebbe servito uno come Jovic?

Il confronto tra le ultime due stagioni di Luka Jović, quella 2024-2025 al Milan e l’attuale 2025-2026 all’AEK Atene, aiuta a chiarire non solo il rendimento dell’attaccante serbo, ma soprattutto il tipo di contesto che necessita per incidere sul terreno di gioco. Non è una questione di talento ritrovato o smarrito, quanto di ruolo, centralità e continuità.

Nel Milan 2024-2025 Jović è stato utilizzato come attaccante di rotazione. Il suo impiego è stato discontinuo, spesso da subentrante, con un minutaggio complessivo limitato rispetto ai titolari del reparto offensivo.
Quando è stato chiamato in causa ha mostrato le qualità che lo accompagnano da sempre: senso del gol, capacità di farsi trovare pronto in area e istinto nella finalizzazione. Tuttavia, la mancanza di continuità e un sistema di gioco che richiedeva grande partecipazione alla fase di pressione e di costruzione hanno ridotto il suo impatto sul lungo periodo. Il bilancio della stagione rossonera racconta di pochi gol complessivi ma di alcune reti pesanti, soprattutto nelle competizioni ad eliminazione diretta, a dimostrazione di come Jović resti un giocatore capace di incidere nei momenti chiave, pur senza riuscire a garantire rendimento costante. Il passaggio all’AEK Atene ha cambiato radicalmente lo scenario. In Grecia Jović è stato inserito fin da subito come punto di riferimento offensivo, con maggiore fiducia e continuità di impiego.

Il campionato ellenico presenta ritmi e richieste tattiche differenti rispetto alla Serie A, ma sarebbe riduttivo spiegare il suo miglior rendimento solo con il livello medio della competizione. All’AEK la squadra gioca per servirlo con regolarità negli ultimi metri, valorizzando le sue caratteristiche di centravanti d’area. Il risultato è una stagione fin qui più produttiva, con un numero di gol in media superiore (6 in campionato) e una presenza costante nel tabellino sia in campionato sia nelle competizioni europee (due gol in Conference).

La fiducia dell’ambiente e la centralità nel progetto tecnico hanno restituito a Jović sicurezza e continuità.Il confronto tra le due esperienze porta inevitabilmente alla domanda che molti tifosi del Milan si sono posti: Jović avrebbe potuto essere l’attaccante giusto per la stagione attuale dei rossoneri? la risposta, osservando il quadro complessivo, tende al no se si parla di un centravanti titolare per una squadra che ambisce a competere ai massimi livelli in Italia e in Europa.

Il Milan di oggi ha bisogno di un attaccante capace di garantire pressione costante, mobilità, profondità e partecipazione alla manovra offensiva, oltre a una continuità fisica e mentale che Jović, negli ultimi anni, ha mostrato solo a tratti. Questo non significa che il serbo non avrebbe potuto avere un ruolo utile.

In un’ottica di rotazione reale, come alternativa da utilizzare con maggiore frequenza e in contesti tattici favorevoli, Jović avrebbe potuto rappresentare una risorsa. Il problema, nella sua esperienza milanista, è stato proprio il limbo tra titolare e riserva occasionale, una condizione che raramente esalta un attaccante con le sue caratteristiche.
In conclusione, il rendimento a confronto tra Milan e AEK conferma che Luka Jović è un attaccante fortemente dipendente dal contesto: dove ha fiducia, minuti e una squadra costruita per valorizzarlo, i gol arrivano. Dove invece è chiamato a rincorrere il ritmo della partita e a incidere in pochi minuti, fatica a emergere.
Per il Milan della stagione in corso non sarebbe stato il profilo ideale per guidare l’attacco, ma resta l’esempio di come, nel calcio moderno, il rendimento di un centravanti sia spesso il risultato dell’equilibrio tra qualità individuali e sistema di gioco.

di Alessandro Brachino