Paolo Zampolli è tornato a parlare della possibilità che l’Italia possa prendere parte alla rassegna iridata anche senza aver centrato la qualificazione sul campo.
In un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport, il rappresentante vicino all’amministrazione di Donald Trump ha sottolineato come esisterebbe una zona grigia regolamentare che potrebbe teoricamente aprire scenari inattesi: “Il regolamento Fifa è lacunoso sulla sostituzione di una squadra che non si dovesse presentare e se l’Iran non partecipasse al Mondiale, l’Italia – che lo ha vinto 4 volte ed è la più alta delle escluse nel ranking – avrebbe i requisiti giusti”.
Parole che hanno inevitabilmente riacceso un tema sensibile, soprattutto perché la posizione ufficiale della FIFA e del suo presidente Gianni Infantino è stata fin qui molto netta.
Infantino ha infatti ribadito come la partecipazione dell’Iran non sia in discussione, smentendo di fatto qualsiasi ipotesi di esclusione. Eppure, Zampolli insiste sulla possibilità che lo scenario possa cambiare in corso d’opera.
Secondo il rappresentante speciale degli Stati Uniti, il nodo centrale non sarebbe soltanto sportivo ma anche politico e logistico: “Il nodo è capire cosa hanno in testa gli iraniani, di cui è difficile fidarsi. Ora dicono che la squadra verrà, ma come la mettiamo con il loro seguito, ben poco gradito negli Stati Uniti visto quello che sta succedendo? La partita è aperta”.
Una posizione che aggiunge ulteriore tensione a una vicenda già complessa, mentre la federazione asiatica ha ribadito di voler partecipare solo con “garanzie per andare con la coscienza tranquilla”.
L’eventualità di un ripescaggio dell’Italia, però, apre anche un altro fronte: quello dell’opinione pubblica. Su questo punto Zampolli si mostra convinto che un’eventuale chiamata degli Azzurri, anche a Mondiale già definito, non lascerebbe indifferente il Paese: “I tifosi non si troveranno per tifare insieme e dare il proprio supporto e guarderanno le partite anche se la qualificazione non è avvenuta sul campo”.
Il tema si sposta così dal campo alle reazioni sociali e mediatiche, in un intreccio che mescola sport, politica e percezione internazionale. L’idea di una possibile partecipazione dell’Italia al Mondiale 2026 senza qualificazione diretta resta al momento puramente ipotetica, ma sufficiente a generare discussione.
Non meno interessante, nelle parole di Zampolli, è il riferimento alle sue origini italiane, che secondo lui potrebbero avere un peso nel dialogo istituzionale con la FIFA. Un elemento personale che, a suo dire, potrebbe facilitare la comprensione della posizione italiana, anche se lo stesso rappresentante degli Stati Uniti ha voluto precisare di non voler esercitare alcuna pressione diretta su Infantino.
“Non metterò ancora pressione” ha chiarito, lasciando intendere che la questione resta delicata e lontana da una possibile decisione formale. Per ora, dunque, la posizione ufficiale resta invariata: l’Iran è qualificato e l’Italia guarda da fuori. Ma le parole di Zampolli, nel pieno del percorso di avvicinamento al Mondiale, hanno comunque riacceso un dibattito destinato a non esaurirsi in tempi brevi.