C’è un momento, ogni anno, in cui Torino si raccoglie in silenzio. Il 4 maggio non è una semplice ricorrenza: è memoria viva, è identità, è il ricordo indelebile del Grande Torino, la squadra che dominò gli anni Quaranta e che il destino spezzò tragicamente.
Era il 1949 quando un aereo, di ritorno da Lisbona, si schiantò contro la collina di Basilica di Superga, portando via 31 vite e trasformando quella squadra leggendaria in mito eterno. Oggi, a distanza di 77 anni, la città e il mondo del calcio si fermano ancora una volta per rendere omaggio agli Invincibili.
Una giornata sacra tra ricordo e tradizione
Le celebrazioni si aprono al Cimitero Monumentale di Torino, dove si tiene la prima commemorazione ufficiale davanti alla cappella dedicata alle vittime. Un momento intimo, sentito soprattutto dai familiari, accompagnato dalla benedizione e dalla deposizione di una corona da parte del Torino FC e delle autorità.
Nel corso degli anni, questa cerimonia è stata arricchita anche dalla presenza e dalle parole di Susanna Egri Erbstein, custode della memoria di quella squadra straordinaria.
Il pellegrinaggio a Superga e il momento più toccante
Nel pomeriggio, il cuore delle celebrazioni si sposta sulla collina di Superga. Migliaia di tifosi salgono a piedi o in gruppo verso la basilica, in un pellegrinaggio carico di emozione, tra bandiere granata e cori sommessi.
Alle 17.03, l’ora esatta della tragedia, ha inizio la Santa Messa. Poi arriva il momento più intenso: la lettura dei nomi delle vittime. A guidarla sarà il capitano Duván Zapata, che uno ad uno pronuncerà i nomi dei 31 caduti davanti alla lapide nel punto esatto dell’impatto.
Un rito che si ripete ogni anno, capace di unire generazioni diverse sotto gli stessi colori, nel segno della memoria.
Torino si illumina di granata
La giornata si chiude con un ultimo, simbolico omaggio. In serata, la Mole Antonelliana e i ponti sul Po si tingono di granata, come a voler abbracciare ancora una volta gli Invincibili.
Un segno visibile, potente, che ricorda come il Grande Torino non sia solo storia, ma un’eredità che continua a vivere nel cuore della città e di tutti gli appassionati di calcio.