La corsa alla Champions e la lotta salvezza non sono gli unici temi che rendono decisiva l’ultima giornata di Serie A. Anche per le squadre ormai senza obiettivi sportivi immediati restano in palio cifre importanti dal punto di vista economico. La posizione finale in classifica, infatti, incide direttamente sulla distribuzione dei ricavi derivanti dai diritti televisivi, con differenze che possono valere milioni di euro.
La ripartizione segue i criteri stabiliti dalla Legge Melandri, successivamente aggiornata dalla riforma Lotti. Il 50% delle entrate viene distribuito equamente tra i club, mentre il 28% dipende dai risultati sportivi: posizione nell’ultimo campionato, punti ottenuti, rendimento nelle ultime cinque stagioni e tradizione storica. Il restante 22% considera invece fattori legati al radicamento sociale, come pubblico allo stadio, ascolti televisivi e valorizzazione dei giovani.
Secondo le stime di *Calcio e Finanza*, la sola quota legata al piazzamento finale vale complessivamente circa 100 milioni di euro. Ecco perché ogni posizione può fare la differenza. Il Sassuolo, ad esempio, attualmente undicesimo, con una vittoria potrebbe chiudere al nono posto: un salto che significherebbe passare da 3,1 a 4,4 milioni di euro.
Anche la corsa Champions resta apertissima. Napoli, Milan, Roma, Como e Juventus si contendono i piazzamenti migliori, con differenze economiche significative tra terzo, quarto, quinto e sesto posto. Dietro, Lazio, Udinese e Sassuolo si sfidano per il nono posto, con oltre un milione di euro di scarto tra noni e undicesimi.
Nella parte destra della classifica la situazione è altrettanto incerta: Torino, Parma, Genoa, Fiorentina e Cagliari si giocano posizioni che possono incidere sensibilmente sui bilanci della prossima stagione. In Serie A, anche un singolo posto può avere un valore enorme.