Da febbraio in poi, i riflettori non si sono mai spenti su Alessandro Bastoni, nel bene e soprattutto nel male. Il difensore dell’Inter ha vissuto probabilmente la stagione più complicata della sua carriera sul piano personale. Prima il caso legato a Pierre Kalulu e la conseguente “gogna”, come l’aveva definita il presidente nerazzurro Beppe Marotta, con fischi costanti in ogni stadio “ostile”.
Poi, come se non bastasse, Bastoni è diventato il capro espiatorio per la sconfitta dell’Italia contro la Bosnia ed Erzegovina, un risultato che ha sancito il terzo flop Mondiale consecutivo. Una serie di episodi che hanno inciso profondamente sulla serenità del giocatore.
Al punto da spingerlo a valutare, per la prima volta, anche un possibile addio all’Inter e alla Serie A. Il Barcellona, trascinato dal talento di Lamine Yamal, osserva interessato, e il centrale azzurro non sembra indifferente al corteggiamento. Che qualcosa si stia muovendo davvero lo hanno lasciato intendere più volte sia Marotta sia Piero Ausilio.
Un segnale è arrivato anche durante la notte della festa scudetto. Bastoni ha vissuto la celebrazione in modo sobrio, quasi defilato. Quando la curva lo ha chiamato per l’abbraccio, ha risposto con un rapido applauso prima di tornare tra i compagni.
Ancora più evidente la sua assenza nella seconda parte dei festeggiamenti in piazza Duomo. A guidare i cori c’erano i leader dello spogliatoio: Lautaro Martínez, Marcus Thuram, Nicolò Barella e Federico Dimarco. Persino Francesco Pio Esposito si è unito all’entusiasmo della piazza. Di Bastoni, invece, nessuna traccia: un’assenza che non è passata inosservata.