C’era un tempo in cui il calcio italiano era il centro di gravità permanente del pallone. Oggi, però, quello scenario sembra lontano. A raccontarlo è Andrea Pirlo, oggi allenatore dello United FC, che in un’intervista analizza il momento della Serie A e del movimento italiano.
Dopo le esclusioni ai Mondiali, il suo giudizio è severo: “Fa male, sono molto triste. Il Mondiale è il momento in cui un intero Paese si unisce, un ricordo che ti porti dentro fin da bambino. Vedere l’Italia fuori per tre edizioni consecutive dispiace a tutti, ma la cosa peggiore è che non è cambiato niente, non si è fatto nulla per invertire la rotta“.
Il campionato italiano fatica a trattenere i campioni. Il caso Kvaratskhelia è emblematico: “Trattenerlo in Italia? Impensabile oggi. All’estero hanno più soldi e più opportunità per far sviluppare certi campioni. Le nostre squadre non sono più a quel livello. Se fossi un giocatore nel 2026? Non avrei dubbi: giocherei di sicuro in Premier League“.
Il divario con l’Europa passa anche dallo stile di gioco: “Le grandi squadre europee rischiano, attaccano. La gente va allo stadio per quello, i bambini vogliono vedere quel calcio. Non certo gli 0-0 con dieci persone dietro la linea della palla, quelle partite dove per vedere un tiro in porta ti viene voglia di spegnere la televisione“.
Sulla Champions Pirlo si sbilancia: “Dico 2-1 per il Psg. Li vedo leggermente avanti solo per una questione di esperienza, avendo già giocato due finali di recente. Ma l’Arsenal ha appena vinto la Premier e gioca un calcio fantastico“.
A centrocampo il confronto lo affascina: “Sono diversi ma fondamentali. Vitinha ripulisce ogni pallone e fa girare il Psg sotto pressione; Rice ha una quantità incredibile, chiude ogni buco e recupera tutto. Con chi mi troverei meglio? Potrei giocare tranquillamente con entrambi“.
La chiave resta difensiva: “La partita si deciderà nella fase difensiva. Gabriel e Saliba dell’Arsenal sono tra i centrali migliori al mondo per fisicità e aggressività. Sarà difficilissimo fargli gol“.
Un’analisi che fotografa un calcio italiano sempre più distante dai vertici europei e dalle sue antiche certezze.