Fabio Cannavaro nel 2006 baciò la Coppa del Mondo, vent’anni dopo la ritrova negli Stati Uniti e l’effetto sarà strano: non la rivincerà, ma con la nazionale che allena, l’Uzbekistan, vuole comunque fare bella figura e vivere al meglio un’esperienza unica: “Come mi sento? Vecchio – ha raccontato alla Gazzetta dello Sport -, da allenatore non vai in campo, dai un’idea alla squadra ma poi giocano i calciatori. I miei giocatori mi fanno divertire perché assorbono come spugne qualsiasi cosa io proponga. Nessuno si lamenta, lavorano, si vogliono confrontare. È una nazione in crescita: a Tashkent, la capitale, c’è un centro sportivo iper moderno. È un Paese musulmano e capita che i giocatori preghino prima delle partite o all’intervallo. Vanno in una stanza a parte e tornano per il secondo tempo. Non è un problema, si tratta solo di gestire le tempistiche. I nostri avversari? Se pensi al centrocampo del Portogallo, spegni il video dopo due secondi. Se guardi la Colombia, dopo 10. Noi invece tiriamo dritto, non abbiamo nulla da perdere e ce la giochiamo. Chi sorprenderà? La Turchia di Vincenzo Montella. Tra i giocatori, Khusanov. È un difensore centrale come me, è fortissimo, può crescere molto”.
E poi c’è il tema dell’Italia, ancora fuori dai Mondiali: “Perché l’Italia con la Bosnia ha avuto paura. Abbiamo Donnarumma, Calafiori, Bastoni, Barella, Tonali, fatico a pensare che si possa perdere con la Bosnia. Poi abbiamo smesso di investire sui settori giovanili, costruiamo giocatori che vogliono uscire dal basso e dimentichiamo la scuola italiana. Chi sarebbe stato all’altezza di giocare con voi nel 2006? Tonali. Mi piace molto”.