La squalifica inflitta a Gianluca Prestianni per il comportamento tenuto nei confronti di Vinicius Jr durante la sfida tra Benfica e Real Madrid è stata ulteriormente estesa. Dopo la decisione iniziale della UEFA, anche la FIFA ha scelto di confermare ed ampliare la portata del provvedimento disciplinare, a seguito della revisione dell’episodio e in applicazione dell’articolo 70 del Codice Disciplinare.
La misura disciplinare nasce da quanto accaduto durante il match europeo, quando il giovane calciatore del Benfica si sarebbe avvicinato a Vinicius coprendosi la bocca con la maglia mentre gli rivolgeva alcune parole a distanza ravvicinata. L’episodio aveva generato tensione in campo, al punto da portare a una momentanea sospensione della partita, poi ripresa regolarmente dopo alcuni minuti.
In seguito, Vinicius aveva denunciato di aver subito insulti a carattere razzista, anche se le verifiche successive non hanno prodotto elementi concreti a sostegno di questa specifica accusa. Le autorità sportive hanno però comunque individuato comportamenti contrari al regolamento, in particolare legati a insulti di natura omofoba, ritenuti sufficienti per l’adozione della sanzione disciplinare.
La UEFA aveva inizialmente disposto una squalifica di sei giornate complessive, con tre di queste sospese con condizionale in caso di recidiva. Di queste, una giornata è già stata scontata nella partita di ritorno giocata al Santiago Bernabéu durante i playoff di Champions League. Con l’estensione del provvedimento da parte della FIFA, la sanzione assume una dimensione internazionale e potrà avere effetti anche sulle competizioni future.
In particolare, lo scenario più rilevante riguarda la possibile convocazione del giocatore con la nazionale argentina. Nel caso in cui Gianluca Prestianni venisse incluso nella lista per la Coppa del Mondo, non potrebbe prendere parte alle prime due gare del torneo, dovendo ancora scontare parte della squalifica residua.
La vicenda resta quindi sotto osservazione, sia per le implicazioni sportive sia per il messaggio disciplinare che le istituzioni calcistiche hanno voluto ribadire con fermezza.