Riccardo Calafiori si prepara alla notte più attesa con la naturalezza di chi sa di essere davanti a un’occasione irripetibile. A pochi giorni dalla finale di Champions League tra il suo Arsenal e il Paris Saint-Germain, il difensore racconta l’emozione di rappresentare l’Italia in un anno senza Mondiali e la consapevolezza di vivere un passaggio decisivo della sua carriera.
“Avrò l’occasione di portare in alto la nostra bandiera e provare a vincere il trofeo“, dice, ricordando quando le finali le giocava alla Playstation. “Per ora la vivo con molta serenità. Poi vedremo quando salirò sull’aereo. Opportunità simili possono capitare una sola volta nella vita, vanno sfruttate“.
Reduce da una Premier League vinta — più minuti di Balotelli ai tempi del City — Calafiori descrive la liberazione del giorno decisivo, quando il fischio finale di Bournemouth-City ha consegnato il titolo all’Arsenal dopo 22 anni. “Siamo esplosi tutti“, racconta, ricordando la fiducia immediata di Arteta e la scelta di lasciare la comfort zone per misurarsi con un campionato complicato. Un’esperienza che consiglierebbe a giovani italiani.
Inevitabile il passaggio sulla ferita ancora aperta della mancata qualificazione ai Mondiali. “Non penso che li guarderò, sarebbe troppo doloroso“, ammette. La delusione per la sconfitta con la Bosnia resta viva: una partita iniziata bene, finita male, e mai più rivista. “Era da vincere e basta. Spero che quell’esperienza possa aiutarci, anche se non so ancora come“.
Calafiori non pensa a un ritorno in Italia. “Non adesso. Uno dei motivi per cui sono venuto a giocare in Inghilterra è che pochi italiani hanno fatto carriera qui. Ma come si sta in Italia non si sta da nessuna parte. E lì ho dei conti in sospeso“, ha detto. Il riferimento è alla Roma. “Certo. Ero piccolo, ho giocato pochissime partite. Mi piacerebbe tornare nella mia squadra del cuore“.