Dopo l’eliminazione ai rigori contro la Germania nei quarti di finale dell’Europeo in Francia, Antonio Conte annunciò il suo addio alla Nazionale nel luglio 2016 senza riuscire a nascondere l’emozione. In conferenza stampa le lacrime raccontarono più di tante parole. Aveva già scelto di iniziare una nuova avventura in Inghilterra, sulla panchina del Chelsea, ma il legame con quel gruppo azzurro era rimasto fortissimo. Quella selezione italiana, infatti, non veniva considerata tra le più talentuose della storia recente, eccezion fatta per una difesa di altissimo livello. Nonostante questo, grazie al carattere e alle capacità del commissario tecnico, la squadra riuscì a trasformarsi in una delle pretendenti più credibili alla vittoria finale del torneo.
Nel corso della sua carriera Conte ha conquistato cinque scudetti con tre club differenti in Italia, oltre a tre Supercoppe nazionali. In Inghilterra ha aggiunto al suo palmarès una Premier League e una F.A. Cup. Tuttavia, per molti osservatori e tifosi, il capolavoro più significativo resta proprio il percorso compiuto con l’Italia in quel biennio.
Chi lo frequenta da vicino sostiene che il desiderio di tornare alla guida della Nazionale non sia mai sparito. A distanza di dieci anni da quell’Europeo, il tecnico sarebbe pronto a vivere una seconda esperienza in azzurro. Tutti gli indizi sembrano portare verso questa soluzione, soprattutto considerando la situazione delicata attraversata dalla Nazionale. Conte viene visto come uno dei pochi allenatori capaci di rilanciare un gruppo in difficoltà e ottenere il massimo anche da una rosa non eccezionale.
Prima di qualsiasi decisione definitiva sarà però necessario attendere il nuovo presidente federale. L’aspetto economico potrebbe rappresentare l’ostacolo principale. Al Napoli, infatti, Conte ha percepito nove milioni netti, mentre l’ultimo ct, Gattuso, aveva un ingaggio intorno agli 800 milioni. Un confronto che lascia il tempo che trova, soprattutto considerando che Spalletti guadagnava due milioni e mezzo. È evidente che la panchina della Nazionale non possa garantire stipendi simili a quelli dei grandi club.
Nel 2014, dopo il deludente Mondiale di Prandelli, Conte accettò l’Italia grazie anche al supporto economico di alcuni sponsor, che permisero di arrivare a circa quattro milioni. Non è escluso che possa essere trovata una soluzione analoga anche stavolta. Qualora l’accordo con la Figc non dovesse concretizzarsi, il tecnico salentino potrebbe scegliere un anno di pausa. Restano sullo sfondo le ipotesi Juventus e Milan, ma al momento la pista azzurra appare nettamente la più concreta.