Delusione

Cardinale non ci sta: senza quarto posto via alla rivoluzione

Cardinale deluso dagli ultimi mesi e dal clima attorno alla squadra dopo la protesta di ieri. Senza Champions può scattare la rivoluzione.

Cardinale non ci sta: senza quarto posto via alla rivoluzione

La tensione attorno al Milan cresce di settimana in settimana e anche ai vertici del club il clima è tutt’altro che sereno. Gerry Cardinale osserva con grande preoccupazione il finale di stagione dei rossoneri, deluso da una squadra che sembrava aver trovato continuità nei primi mesi del campionato e che invece, nelle ultime settimane, ha visto complicarsi in modo pesante la corsa alla qualificazione in Champions League.

Il proprietario di RedBird immaginava un Milan diverso nel 2025-26. I punti in classifica sono superiori rispetto alla passata stagione, ma il rendimento recente e soprattutto il crollo degli ultimi due mesi hanno riaperto tensioni e contestazioni attorno all’ambiente rossonero. La protesta andata in scena a San Siro contro l’Atalanta è stata soltanto l’ultimo segnale di un malcontento tornato fortissimo tra i tifosi.

Cardinale, però, non avrebbe alcuna intenzione di cambiare strategia sul lungo periodo. L’obiettivo resta quello di costruire un Milan competitivo e vincente, anche attraverso investimenti importanti. Il problema è che il progetto tecnico avviato la scorsa estate, e che a un certo punto della stagione aveva portato la squadra addirittura in testa alla classifica, oggi appare vicino a sgretolarsi.

Le conseguenze potrebbero essere pesanti sia dal punto di vista tecnico sia da quello economico. Un eventuale mancato accesso alla prossima Champions League obbligherebbe il club a nuove riflessioni profonde, con il rischio concreto di una rivoluzione interna che coinvolgerebbe dirigenza, area tecnica e panchina. Senza gli introiti della massima competizione europea, inoltre, il Milan potrebbe ritrovarsi costretto a chiudere ancora il bilancio in passivo, a meno di sacrificare uno o più giocatori importanti sul mercato.

La differenza tra disputare la Champions League oppure dover ripartire da Europa League o Conference League viene considerata enorme all’interno del club, sia sotto il profilo economico sia a livello di prestigio internazionale. Nonostante questo, a Casa Milan si prova ancora a mantenere calma e compattezza in vista delle ultime due giornate.

La linea dettata dalla proprietà è chiara: niente processi prima della fine del campionato. Cardinale avrebbe chiesto unità e concentrazione totale sull’obiettivo minimo fissato a inizio stagione, ovvero la qualificazione tra le prime quattro. E nonostante le cinque sconfitte raccolte nelle ultime otto giornate, il traguardo resta ancora aritmeticamente possibile. Con due vittorie contro Genoa e Cagliari, infatti, il Milan potrebbe comunque chiudere almeno al quarto posto.

Le vere riflessioni partiranno soltanto dopo il 24 maggio, quando il campionato sarà terminato. A quel punto verranno analizzati errori, responsabilità e scelte di mercato che non hanno prodotto i risultati sperati. Alcuni acquisti hanno convinto, come Modric e Rabiot, mentre altri hanno offerto soltanto segnali sporadici senza incidere davvero sul rendimento della squadra.

Sotto osservazione finiranno inevitabilmente tutte le figure chiave dell’area sportiva: dall’ad Giorgio Furlani al ds Igli Tare, passando per Moncada e Ibrahimovic. Nessuno, all’interno del club, viene considerato totalmente estraneo alle difficoltà di questa stagione.

Molto dipenderà anche dal futuro di Massimiliano Allegri, altro nodo ancora aperto. Ma prima ancora della questione allenatore, sarà la struttura dirigenziale a dover trovare una nuova stabilità. La sensazione che filtra attorno a via Aldo Rossi è che, soprattutto in caso di mancata qualificazione in Champions League, possa davvero prendere forma una rivoluzione totale ai piani alti del Milan.