Per tredici anni Pantaleo Corvino ha rappresentato molto più di un direttore sportivo per il Lecce: una presenza costante, quasi totalizzante, capace di incidere su ogni aspetto della vita del club. Una figura instancabile, sempre in movimento, tanto da essersi guadagnato nel tempo il soprannome di “ferroviere” per la sua abitudine a spostarsi continuamente tra campi, uffici e sedi istituzionali. Oggi, però, quel percorso si è fermato, con un addio annunciato in una conferenza stampa carica di emozione e significato.
Le parole pronunciate da Corvino hanno restituito tutta la dimensione umana di una scelta maturata nel tempo, tra riflessioni personali e consapevolezze crescenti. “Non è facile essere qui oggi. Tredici anni di storia d’amore non si possono raccontare in pochi minuti. Spero soltanto di riuscire a trasmettere qualcosa a chi mi ha voluto bene, sostenuto e aiutato in questo percorso”. Un’apertura che ha subito chiarito il tono di un commiato tutt’altro che formale.
Alla base della decisione, come spiegato dallo stesso dirigente, c’è una progressiva stanchezza accumulata negli anni. Un logoramento fisico e mentale che ha reso sempre più difficile sostenere i ritmi di un lavoro totalizzante. “Non ho più le forze di un tempo – ha ammesso -, le energie le ho trovate nell’ultimo periodo per difendere il lavoro fatto, perché ci sono partite che si vincono in campo e altre che si vincono fuori. E io e il presidente, fuori dal campo, siamo stati una squadra incredibile.”
Corvino ha poi raccontato come la scelta sia arrivata al termine di un lungo processo interiore, fatto anche di piccoli segnali quotidiani. “Mi dispiace che i miei calciatori e i tifosi abbiano appreso questa notizia dai giornali. Arriva però un momento in cui bisogna fermarsi. Ho ottant’anni e dentro di me c’è ancora una grande passione, ma ho capito che era il momento giusto quando mi sono reso conto che a Lecce non riuscivo nemmeno a prendere un caffè con mia moglie, perché mi alzavo sempre prestissimo per lavorare. Quando succede questo, rischi di perdere anche la passione.”
Nonostante il passo d’addio, nelle sue parole non è mancato l’orgoglio per il lavoro svolto e per il percorso costruito con il club salentino. Più volte, infatti, il dirigente ha sottolineato la solidità del progetto lasciato in eredità. “Sei anni fa avevo ancora due anni di contratto altrove, ma ho accettato la sfida proposta dal presidente: rimettere in salute il Lecce, la squadra della mia città. E penso di esserci riuscito”.
Un bilancio condiviso anche dal presidente Saverio Sticchi Damiani, che ha ricostruito gli ultimi passaggi che hanno portato alla decisione definitiva. “Martedì, dopo Lecce-Genoa, il direttore Corvino mi ha chiesto un incontro. In quell’occasione mi ha comunicato una richiesta che, per quanto dolorosa da accettare, ho ritenuto assolutamente comprensibile: la stanchezza. Una stanchezza legittima. In questi anni non si è mai risparmiato, e sottolineo mai, nel perseguire gli interessi del Lecce.”
Il presidente ha poi aggiunto: “Da persona che vuole bene a Pantaleo e che gli è stata vicina in tutti questi anni, però, sono costretto a rispettarla. Mi è stata comunicata con la trasparenza di chi, quando si esprime in un certo modo, ti fa capire che devi mettere da parte ogni altra considerazione. Mai come questa volta ho percepito che si tratta di una scelta definitiva.”
Si chiude così un’epoca per il Lecce, segnata dalla presenza ingombrante e allo stesso tempo decisiva di un dirigente che ha incarnato un modello di lavoro totalizzante. Un addio che lascia emozione, riconoscenza e la sensazione di un ciclo destinato a restare a lungo nella memoria del club e della sua tifoseria.