A Casa Milan il tempo sembra essersi improvvisamente dilatato. Dieci giorni dopo la delusione europea e la successiva rivoluzione interna, la sede rossonera vive una fase di apparente immobilismo, con le decisioni strategiche ancora sospese e il futuro del club tutto da costruire.
Le posizioni chiave dell’organigramma restano infatti scoperte e il casting per individuare le nuove figure dirigenziali e tecniche si è progressivamente ristretto fino a trasformarsi in una scelta a due opzioni ben definite.
Il quadro attuale vede contrapporsi due possibili assetti. Da una parte la soluzione legata a Ralf Rangnick, affiancato da Oliver Glasner, dall’altra quella che porterebbe a Mauricio Pochettino insieme a Ramon Planes.
Due progetti profondamente diversi per filosofia e struttura, con implicazioni che andrebbero ben oltre il semplice nome dell’allenatore e che finirebbero per ridisegnare l’intera identità sportiva del Milan.
Nel caso di Rangnick, l’impostazione sarebbe chiara e fortemente accentrata. Il dirigente tedesco avrebbe infatti chiesto ampie garanzie operative, includendo la possibilità di intervenire in maniera diretta non solo sulla prima squadra, ma sull’intera filiera tecnica del club, dal settore giovanile fino al progetto Milan Futuro.
Una visione totale del sistema rossonero, che comporterebbe anche la scelta autonoma dell’allenatore, individuato proprio in Glasner. L’attuale tecnico, reduce da un percorso internazionale di alto livello e da un recente confronto con la proprietà, resta però in attesa di risposte concrete che al momento non sono ancora arrivate, soprattutto sul piano delle garanzie progettuali.
Sul fronte opposto si sta invece consolidando la candidatura di Pochettino. L’allenatore argentino, atteso nei prossimi mesi da un ruolo di primo piano sulla scena mondiale con la guida della nazionale statunitense, avrebbe già avviato un dialogo avanzato con il club rossonero.
Sul tavolo esisterebbe una bozza d’intesa economica da circa 5 milioni di euro a stagione, segnale di un’intesa che, pur non ancora formalizzata, appare sempre più concreta.
In questo scenario si inserirebbe anche la figura di Ramon Planes, dirigente di grande esperienza internazionale attualmente all’Al Ittihad ma pronto a valutare un ritorno in Europa. Il suo eventuale arrivo rafforzerebbe un modello gestionale meno accentratore rispetto a quello proposto da Rangnick, con una distribuzione più tradizionale delle competenze tra area tecnica e dirigenza sportiva. Un equilibrio che, secondo le valutazioni interne, potrebbe risultare più compatibile con le dinamiche del club e con i rapporti interni allo spogliatoio.
La distanza tra le due opzioni non è soltanto tecnica ma anche relazionale. Il profilo di Rangnick, infatti, non è mai stato particolarmente vicino alle sensibilità interne dell’ambiente rossonero e i rapporti con alcune figure storiche del club, tra cui Zlatan Ibrahimovic, non sarebbero dei più semplici. Pochettino, al contrario, rappresenterebbe una soluzione più condivisa e meno divisiva, elemento che potrebbe incidere nella scelta finale.
Con l’avvicinarsi dei Mondiali, che vedranno coinvolti diversi protagonisti di questa vicenda tra Canada, Stati Uniti e Messico, la dirigenza del Milan è chiamata a stringere i tempi. La necessità di definire rapidamente il nuovo assetto diventa sempre più urgente, anche per evitare di prolungare una fase di incertezza che rischia di pesare sulla programmazione della prossima stagione. La decisione definitiva, a questo punto, non può più attendere.