Il Milan continua a muoversi su più tavoli nel tentativo di ridisegnare completamente il proprio futuro. Dopo una stagione chiusa nel peggiore dei modi, con l’esclusione dalla Champions League e un clima di forte tensione interna, il club rossonero ha avviato una profonda rivoluzione tecnica e dirigenziale.
Gerry Cardinale ha affidato a Zlatan Ibrahimovic e Massimo Calvelli il compito di ricostruire identità, struttura e ambizioni di una società che vuole rialzarsi immediatamente dopo quello che all’interno del club viene considerato un fallimento senza attenuanti.
Il nodo principale resta naturalmente quello dell’allenatore. Il Milan sta valutando diversi profili, ma nelle ultime ore alcune piste hanno perso quota mentre altre si sono improvvisamente riaccese. Andoni Iraola, inizialmente tra i nomi più apprezzati, sembra infatti orientato a dare priorità ai colloqui con Crystal Palace e Bayer Leverkusen, costringendo i rossoneri a rivedere le proprie strategie.
In questo scenario stanno guadagnando terreno soprattutto due candidature molto differenti tra loro: Matthias Jaissle e Mauricio Pochettino. Due profili quasi opposti per esperienza, filosofia e percorso professionale, ma entrambi ritenuti potenzialmente adatti a guidare la ripartenza del Milan.
Jaissle, 38 anni, è reduce da risultati importanti in Arabia Saudita alla guida dell’Al Ahly, club con cui ha conquistato le ultime due Champions asiatiche. Il tecnico tedesco piace per la sua idea di calcio moderna, aggressiva e verticale, oltre che per la capacità di lavorare con giovani di talento. Un identikit che si lega direttamente al nome di Ralf Rangnick, figura che continua a gravitare attorno ai pensieri della dirigenza rossonera.
Il legame tra Rangnick e Jaissle è profondo e nasce molti anni fa ai tempi dell’Hoffenheim, quando il giovane tecnico era ancora calciatore. Successivamente i due si sono ritrovati all’interno del mondo Red Bull, con Rangnick a supervisionarne la crescita durante l’esperienza al Salisburgo. Proprio per questo, qualora l’attuale commissario tecnico dell’Austria dovesse approdare al Milan come direttore tecnico, Jaissle diventerebbe immediatamente uno dei principali candidati per la panchina.
Uno scenario che riporta inevitabilmente alla memoria le voci del 2020, quando Rangnick sembrava a un passo dal trasferimento in rossonero. Anche allora il nome di Jaissle circolava come possibile allenatore del futuro. Lo stesso tecnico tedesco, poche settimane fa, aveva confermato indirettamente quei contatti con parole che non erano passate inosservate: “Diciamo che all’epoca guardavo molte più partite del Milan e osservavo molto attentamente i giocatori rossoneri! È un club fantastico e negli anni successivi fu davvero bello affrontarlo con il Salisburgo, i tifosi erano pazzeschi”.
Parallelamente, il Milan continua a monitorare con attenzione Mauricio Pochettino. L’ex allenatore di Tottenham e Paris Saint-Germain rappresenta un profilo di spessore internazionale, con esperienza nella gestione di grandi squadre e spogliatoi complessi. Oggi il tecnico argentino è concentrato sulla guida degli Stati Uniti in vista del Mondiale casalingo, ma il suo nome resta concretamente nei pensieri del club rossonero.
Dietro la candidatura di Pochettino ci sarebbe soprattutto Ramon Planes, attuale direttore sportivo dell’Al Ittihad, che nelle ultime ore avrebbe avuto contatti diretti con il Milan. I due hanno già lavorato insieme ai tempi dell’Espanyol e Planes considera l’argentino la figura ideale per rilanciare il progetto tecnico rossonero.
Anche le recenti dichiarazioni dello stesso Pochettino hanno alimentato ulteriormente le indiscrezioni: “Se i miei agenti hanno incontrato il Milan? Possibile, il mio contratto scade a luglio dopo i Mondiali. I miei rappresentanti lavorano per cercare la migliore opportunità per il mio futuro, è normale. Ma per ora si tratta di semplici chiacchierate…”.
Sul fondo restano vive anche altre opzioni. Se Rangnick dovesse assumere un ruolo centrale nell’area sportiva, aumenterebbero le possibilità di vedere Oliver Glasner sulla panchina rossonera dopo l’ottimo lavoro svolto al Crystal Palace e il trionfo in Conference League. Più defilato invece Xavi, ancora fermo dopo l’esperienza al Barcellona ma molto apprezzato da Ibrahimovic, che continua a stimare anche Mark Van Bommel.
Infine resta sullo sfondo la candidatura italiana di Thiago Motta. L’ex tecnico del Bologna è ancora sotto contratto con la Juventus, ma era già stato sondato dal Milan dopo l’addio di Stefano Pioli prima che il club decidesse di puntare su Paulo Fonseca. Segnale di come, nonostante il caos e le incertezze, il casting rossonero sia ancora completamente aperto.