Nel giorno della marmotta rossonera sembra ripetersi sempre lo stesso copione: una storia fatta di errori, delusioni, rivoluzioni annunciate e nuovi cambi di rotta, di progetti nati con entusiasmo e tramontati nel giro di poche ore. La giornata di ieri, in questo senso, appare emblematica. Gerry Cardinale ha incontrato a pranzo, in un hotel di Milano, alcuni dei dirigenti ritenuti centrali per il futuro del Milan: Zlatan Ibrahimovic, suo consigliere personale, Massimo Calvelli, membro del consiglio di amministrazione, Francesca Montini e successivamente anche Geoffrey Moncada. Tema principale: ridefinire la struttura societaria.
Sul tavolo sembravano esserci alcune certezze, come il possibile addio dell’amministratore delegato Giorgio Furlani e la solidità delle candidature di Massimiliano Allegri e Igli Tare per il nuovo corso tecnico. Ma il calcio, come spesso accade, cambia rapidamente gli scenari. La sconfitta del Milan contro il Cagliari ha rimesso tutto in discussione, facendo vacillare equilibri che sembravano consolidati.
La sensazione è che il club continui a muoversi più sull’onda dell’emotività che della programmazione. Tra le proteste dei tifosi e le necessità economiche, Cardinale si trova a dover gestire una situazione sempre più complessa. Nel calcio, però, i risultati restano il giudice principale, e proprio da quelli dipende ogni valutazione.
Il problema riguarda soprattutto il futuro: se Allegri dovesse davvero essere sollevato dall’incarico, chi sceglierebbe il suo eventuale sostituto? E soprattutto: chi sarà chiamato a definire il nuovo assetto societario e tecnico? Ibrahimovic e Calvelli sembrano oggi figure centrali, ma con ruoli ancora poco chiari. Ed è proprio questa incertezza a mantenere vivo il senso di un eterno ritorno: cambiano i protagonisti, ma la domanda resta sempre la stessa, chi decide davvero?