Quando annunciò il suo addio alla Nazionale nel luglio del 2016, Antonio Conte non riuscì a nascondere l’emozione. Dopo l’eliminazione ai rigori contro la Germania nei quarti di finale dell’Europeo in Francia, il tecnico salentino salutò l’Italia con le lacrime agli occhi. Aveva scelto di iniziare una nuova avventura in Inghilterra, al Chelsea, ma il legame con quel gruppo azzurro era rimasto fortissimo.
Quella Nazionale, infatti, non era considerata tra le più talentuose della sua storia recente. A eccezione di una difesa solida e di grande livello, pochi la ritenevano una squadra in grado di competere per il titolo. Eppure Conte riuscì a trasformarla in qualcosa di più: un gruppo compatto, organizzato e competitivo, capace di superare i propri limiti grazie al carattere e alla forza delle idee del suo allenatore.
Nel corso della sua carriera Conte ha costruito un palmarès di assoluto livello: cinque scudetti conquistati con tre squadre diverse, tre Supercoppe italiane, oltre a una Premier League e una FA Cup vinte in Inghilterra. Nonostante questo, per molti una delle sue imprese più significative resta proprio quel biennio alla guida dell’Italia.
A quasi dieci anni da quell’esperienza, il ritorno in azzurro sembra un’ipotesi sempre più concreta. La Nazionale attraversa una fase delicata e l’allenatore pugliese viene considerato da molti l’uomo ideale per rilanciare il progetto tecnico. Resta però da affrontare il nodo economico: gli stipendi dei commissari tecnici sono molto lontani da quelli dei club. In passato si trovò una soluzione grazie al sostegno di alcuni sponsor, e una strada simile potrebbe essere percorsa anche questa volta.
Al momento, l’ipotesi di un ritorno di Conte alla guida dell’Italia appare la più credibile.