A quasi 27 anni, che compirà il prossimo 10 giugno, Rafael Leão dovrebbe trovarsi nel pieno della sua maturità calcistica. Eppure, la sua parabola recente racconta una storia diversa, fatta di alti e bassi continui e di una crescita che sembra essersi arenata proprio nel momento in cui ci si attendeva il definitivo salto di qualità. La stagione in corso, che per molti doveva rappresentare quella della consacrazione e della leadership tecnica e mentale, si è invece trasformata in un percorso incerto, segnato da prestazioni discontinue e da un’influenza sempre più ridotta sul gioco del Milan.
La situazione è diventata tale che, nella delicata sfida di campionato contro l’Atalanta, decisiva in ottica Champions League, non è escluso che Leão possa partire dalla panchina, quasi come una semplice alternativa. Un segnale forte, che riflette il momento complicato del portoghese. Nemmeno il tentativo di trasformarlo in prima punta da parte di Allegri ha prodotto i risultati sperati: il rendimento realizzativo è rimasto insufficiente e, più in generale, è mancata quella continuità di atteggiamento e responsabilità che ci si aspetta da un giocatore di riferimento. Anche il resto del reparto offensivo ha faticato, ma nel suo caso il peso delle aspettative resta maggiore.
Sul piano contrattuale, Leão è legato al Milan fino al giugno 2028, con una clausola rescissoria fissata a 175 milioni di euro, cifra puramente teorica e lontana dal reale valore di mercato. In una possibile trattativa, il club rossonero potrebbe prendere in considerazione offerte tra i 50 e i 60 milioni, soprattutto se il Mondiale dovesse rilanciarne l’immagine. Tuttavia, al momento, manca un vero acquirente disposto a investire su di lui a queste condizioni.
L’eventuale separazione tra il Milan e il giocatore appare quindi plausibile, ma complicata da concretizzare nell’immediato. L’unico interessamento concreto arriverebbe dall’Al Hilal di Simone Inzaghi, che sogna di riunire la coppia con Theo Hernández. Resta però da capire se Leão sia disposto a lasciare il calcio europeo per una destinazione economicamente allettante ma lontana dal massimo livello competitivo.