Le parole

Spalletti: “Giocato meno bene di altre volte ma che carattere!”

Spalletti ha ammesso una prestazione non particolarmente brillante ma di come altre volte la squadra meritasse più di quanto ottenuto.

Spalletti: “Giocato meno bene di altre volte ma che carattere!”

A Bergamo, per una sera, la Juventus ha messo da parte estetica e principi per abbracciare il pragmatismo. La vittoria ottenuta sul campo dell’Atalanta pesa come un macigno nella corsa alla Champions League e segna un passaggio chiave nella gestione di Luciano Spalletti, che per la prima volta ha accettato di sacrificare il bel gioco in nome del risultato. Un cambio di prospettiva non banale, soprattutto per un tecnico che ha costruito la propria identità sulla qualità della proposta.

Il racconto della partita, nelle parole dell’allenatore, evidenzia proprio questa trasformazione. “Nella prima mezzora abbiamo sofferto perché loro sono bravi, noi eravamo sempre in ritardo e abbiamo creato poco. Nel secondo tempo è stata un’altra partita, abbiamo giocato alla pari. Altre volte abbiamo giocato meglio, ma non abbiamo portato a casa la partita. Queste sono gare che valgono molto, anche se noi non ci siamo non arrivati benissimo per qualche problema fisico di Yildiz, Conceicao e anche Thuram, soto stati un po’ sotto livello”.

Una Juventus meno brillante, ma più concreta, capace di adattarsi alle difficoltà di una gara complessa contro una squadra organizzata e aggressiva. La chiave, come spesso accade, è stata la capacità di correggere in corsa, trovando nuovi equilibri nella ripresa. Anche l’analisi su Francisco Conceição fotografa un aspetto tattico interessante: “Conceicao si è dato da fare e ha fatto delle grandi giocate. E’ stato costretto a giocare dentro al campo, mentre quando giocava in fascia non ha mai potuto fare degli uno contro uno, che è la sua qualità. Insomma, le cose si sono rimesse a posto e la squadra poi si è incastrata meglio, ha trovato più tempi di uscita, trovato più riferimenti”.

Il confronto con l’Atalanta ha riportato alla luce anche alcune fragilità strutturali, già emerse in altre occasioni. “Stasera non riuscendo a gestire palla, loro poi ti portano un po’ in giro a destra e a sinistra perché fanno questo perimetrale con tanti giocatori. Riescono benissimo a cominciare a destra e finire a sinistra. Ti costringono ad abbassarti e noi siamo stati poco bravi nel riuscire a trovare le distanze e a trovare le misure. Un altro difetto è quello che si sale poco con la linea difensiva, a volte si rimane un po’ lunghi e allora si subiscono le giocate dentro che poi ti spaccano in due. Perché palla costruita a sinistra e giocano davanti, scarico sul mediano e vanno a destra, laggiù poi devi ricomporre la squadra e loro hanno questa qualità di portare sempre l’ampiezza e ti fanno fare fatica”.

Al di là dell’analisi tecnica, però, il tema centrale resta la qualificazione alla Champions League. Spalletti non si nasconde e rilancia il peso specifico dell’obiettivo: “E’ un’altra questione la nostra: è un livello di gloria e di stare in una competizione dove ti guardano i bambini dall’altra parte del mondo. Secondo me la Champions senza squadre come la Juve stride un po’: ti chiamano e ti dicono che ci devi stare. Non sono tanto discorsi di soldi per comprare giocatori: se non siamo dentro, il prossimo anno non si gioca la Champions. Può darsi che, per quello che si è lasciato per strada, tu perda dei punti e ci siano squadre davanti come Roma e Como e lo devi accettare. Noi però siamo la Juventus e dobbiamo stare là”.

Un passaggio che si intreccia anche con le ambizioni societarie e con il rapporto con la proprietà, rappresentata da John Elkann. “Ringraziamo la proprietà ed Elkann di essere qui, mi avrebbe fatto piacere vederlo anche negli spogliatoi. Si è impegnato in questi anni per costruire una squadra forte e noi dobbiamo soddisfare la sua ambizione. Società organizzatissima, che spinge per essere dentro il più possibile nel futuro. Si continua a lavorare, il gruppo è forte e unito. Alcune volte non ce la fanno e altre sì: a me non piace fare partite sulla difensiva, ma se gli avversari ti costringono a fare quello, il modo di fare calcio è quello di sacrificarti in fase difensiva che è una fase importante. Lì calciatori come Boga spariscono un po’ dal gioco e diventa difficile per loro”.

Infine, lo sguardo si allarga alla volata finale, con il terzo posto che torna a essere un obiettivo concreto, pur tra mille insidie. “È giusto iniziare a pensarci, ma ci attendono partite molto difficili, con un calendario impegnativo. Ad esempio il Bologna ha ritrovato entusiasmo. Dobbiamo concentrarci solo su noi stessi e sul nostro gioco”. Una dichiarazione che conferma come, al di là delle difficoltà, la Juventus abbia ritrovato convinzione e senso della propria identità proprio nel momento più delicato della stagione.