Le cifre raccontano già una carriera fuori dal comune, ma per Gianluigi Donnarumma manca ancora il tassello più pesante. Alla vigilia della sfida con l’Irlanda del Nord, il portiere azzurro si presenta con numeri da predestinato e con una storia che sembra destinata a entrare tra quelle delle grandi leggende del calcio italiano. Eppure, in mezzo a record e precocità, resta un vuoto evidente: il Mondiale, mai disputato.
Domani, contro i nordirlandesi, Gianluigi Donnarumma toccherà quota 80 presenze in Nazionale ad appena 27 anni e un mese, un traguardo che lo proietta già tra i grandi. Un percorso iniziato prestissimo, quando debuttò a Bari nel 2016 a soli 17 anni, bruciando ogni tappa e diventando rapidamente un punto fermo dell’Italia. Prima ancora, era stato il più giovane capitano azzurro dai tempi di Gianni Rivera, segno di una leadership naturale che non ha mai avuto bisogno di tempo per emergere.
La consacrazione internazionale è arrivata con l’Europeo vinto nel 2021, quando le sue parate ai rigori contro Spagna e Inghilterra lo hanno reso decisivo. Indimenticabile l’ultimo intervento su Bukayo Saka, quello che ha consegnato il titolo all’Italia e lo ha consacrato tra i migliori al mondo nel suo ruolo. Da allora, Donnarumma ha confermato il suo livello nei grandi appuntamenti, mantenendo standard altissimi sia in azzurro sia nei club.
Il paragone con i mostri sacri è inevitabile. Gianluigi Buffon e Dino Zoff restano riferimenti lontani ma non irraggiungibili, almeno per quanto riguarda i numeri. Buffon, campione del mondo nel 2006 e recordman di presenze, e Zoff, simbolo dell’Italia del 1982, rappresentano il traguardo finale di un percorso che Donnarumma ha iniziato con largo anticipo rispetto a entrambi. A 27 anni, è già in una posizione che gli permette di inseguire quei primati.
Dietro questo cammino c’è una vocazione nata da bambino. I primi guantoni, l’esempio del fratello Antonio, e soprattutto il modello rappresentato proprio da Buffon, osservato e studiato fin dai tempi delle giovanili del Milan. Un’ispirazione diventata poi rapporto diretto, con il veterano azzurro trasformato in mentore nei momenti più delicati della carriera. Un legame che ha aiutato Donnarumma a gestire pressioni e critiche, dalle contestazioni per l’addio al Milan fino agli errori più discussi.
Oggi, però, tutto passa dal presente. L’Italia si gioca l’accesso al Mondiale nei playoff e il numero uno azzurro è chiamato ancora una volta a fare la differenza. Perché, al di là dei record personali e delle classifiche tra i migliori portieri del mondo, resta una verità semplice: un talento come il suo non può restare fuori dal palcoscenico più importante.
Il prossimo passo è lì, a portata di mano. Servono due partite per trasformare numeri straordinari in una storia completa. Perché per dare senso definitivo a tutto, a Donnarumma serve quel trofeo che ancora manca. Il Mondiale, quello che da bambino guardava in televisione sognando di esserci protagonista, ora è diventato una missione. E questa volta, l’Italia non può permettersi di restare a guardare.