Il caso Federico Chiesa irrompe nel ritiro azzurro proprio alla vigilia della sfida più delicata. A poche ore dal playoff contro l’Irlanda del Nord, l’Italia deve fare i conti con un’assenza inattesa e con parole che lasciano spazio a più interpretazioni. A chiarire, almeno in parte, è stato Gennaro Gattuso, che in conferenza ha scelto una linea volutamente sfumata: “Le teste dei giocatori non sono tutte uguali”. Una frase che racconta molto senza entrare davvero nei dettagli.
L’attaccante del Liverpool aveva risposto alla convocazione, presentandosi regolarmente a Coverciano, ma il suo ritorno in azzurro si è fermato ancora prima di cominciare. Dopo un confronto con lo staff medico e con il commissario tecnico, è stata presa la decisione condivisa di lasciarlo tornare a casa. Una scelta comunicata in modo essenziale dalla federazione e dal club inglese, senza ulteriori approfondimenti ufficiali.
Per Chiesa si trattava della prima chiamata dopo l’Europeo 2024, e le aspettative erano inevitabilmente alte. L’ultima presenza resta quella del 29 giugno a Berlino, nella sconfitta contro la Svizzera, quando era ancora uno dei punti fermi dell’Italia guidata da Luciano Spalletti. Da allora, il percorso dell’esterno offensivo ha subito una brusca frenata: prima l’uscita dai piani della Juventus, poi il trasferimento in Premier League, dove non è riuscito a ritagliarsi lo spazio sperato.
A Liverpool, nonostante l’apprezzamento del pubblico di Anfield, Chiesa ha faticato a trovare continuità. Le occasioni sono state sporadiche e spesso limitate a spezzoni di gara, un fattore che inevitabilmente ha inciso anche sulla sua condizione. Eppure, nella nuova gestione tecnica, il suo nome era tornato nei radar della Nazionale: Gattuso aveva più volte provato a convincerlo, ricevendo inizialmente segnali interlocutori, fino alla sorpresa della convocazione per questo doppio spareggio.
Il ritorno in azzurro, però, si è trasformato rapidamente in un capitolo chiuso. “Chiesa si è presentato, ma aveva dei problemi e abbiamo deciso che era inutile che rimanesse – ha raccontato il ct in conferenza stampa -. Perché lui non è rimasto? Le teste dei giocatori non sono tutte uguali e se uno è titubante, devo fare delle scelte. Posso convincere per un po’, ma se uno non sta bene, non puoi insistere troppo. Ripeto, abbiamo deciso insieme: non stava al 100% e voleva tornare a casa ed è giusto che lo abbia fatto”.
Parole che non puntano il dito, ma che allo stesso tempo aprono interrogativi. La sensazione è che dietro la decisione non ci sia soltanto una questione fisica, ma anche una valutazione più ampia, legata allo stato mentale e alla serenità del giocatore. Un aspetto che, in un momento così delicato per la Nazionale, ha spinto lo staff a non correre rischi.
Resta comunque un segnale importante: la disponibilità mostrata da Chiesa nel rispondere alla convocazione indica che il rapporto con l’azzurro non è interrotto. Allo stesso tempo, il passo indietro evidenzia una situazione ancora da chiarire fino in fondo. Per ora, il presente dice che l’Italia dovrà fare a meno di lui nella sfida contro l’Irlanda del Nord, mentre il futuro resta un discorso aperto.
Giovedì sera, davanti alla televisione, ci sarà anche Chiesa. Da spettatore, ma con lo sguardo rivolto a un obiettivo che resta lo stesso di tutti gli azzurri: tornare al Mondiale.