Il cammino verso Budapest, sede della finale di Champions League, mette di nuovo di fronte Paris Saint-Germain e Chelsea. Per Luis Enrique la missione è chiara: provare a vincere la seconda Champions League della sua carriera. Un traguardo tutt’altro che semplice, soprattutto con una squadra che nelle ultime settimane ha mostrato più di qualche fragilità.
Il ricordo dell’ultima sfida tra i due club è ancora fresco. A luglio, nella finale del Mondiale per Club, il Chelsea guidato allora da Enzo Maresca travolse i parigini con un netto 3-0. Oggi però i londinesi hanno cambiato guida tecnica: al posto dell’allenatore italiano c’è Liam Rosenior, arrivato a dicembre dopo l’esperienza allo Strasburgo.
PSG in difficoltà: difesa fragile e fiducia in calo
Il momento del PSG non è dei più sereni. La recente sconfitta interna per 3-1 contro il Monaco in campionato ha lasciato il segno nello spogliatoio. Lo ha ammesso lo stesso Luis Enrique, spiegando che la fiducia non è qualcosa che si può acquistare facilmente.
Un anno fa il club parigino trovò un’arma decisiva acquistando Khvicha Kvaratskhelia dal Napoli, protagonista nella corsa al primo storico titolo europeo. Questa volta, nel mercato di gennaio, è arrivato soltanto il giovane Pedro Fernández dal Barcellona, talento di prospettiva ma ancora acerbo per incidere subito.
I numeri raccontano le difficoltà: quattro sconfitte nel 2026, eliminazione dalla Coppa di Francia e 10 gol subiti nelle ultime sei partite. Un calo che ha evidenziato problemi in difesa, meno qualità a centrocampo e poca lucidità negli ultimi metri.
Luis Enrique lavora sulla testa della squadra
Proprio per questo Luis Enrique ha intensificato il dialogo con i suoi giocatori negli ultimi giorni, parlando sia al gruppo sia individualmente. Una sorta di lavoro mentale per ritrovare equilibrio in una fase delicata.
Il tecnico spagnolo ha spiegato che in partite di questo livello serve trovare il giusto bilanciamento tra entusiasmo e lucidità, evitando che la pressione diventi un peso.
In attacco il ballottaggio coinvolge Bradley Barcola, Kvaratskhelia e Désiré Doué, chiamati a supportare Ousmane Dembélé, candidato al Pallone d’Oro. Non è escluso neppure un cambio tattico: Doué potrebbe arretrare a centrocampo al posto di João Neves.
Il Chelsea di Rosenior e il pericolo João Pedro
Il Chelsea arriva alla sfida con un rendimento più stabile. Da quando Rosenior è in panchina, i Blues hanno perso solo tre partite, tutte contro l’Arsenal tra campionato e coppe.
Il tecnico inglese conosce bene il Parco dei Principi: quando allenava lo Strasburgo riuscì a strappare un 3-3 spettacolare proprio contro il PSG nell’ottobre scorso.
La principale arma offensiva dei londinesi è João Pedro, protagonista di un periodo straordinario. L’attaccante brasiliano arriva da una doppietta contro il Napoli in Champions, una tripletta all’Aston Villa in Premier League e da un altro gol segnato in FA Cup.
Giovani talenti e una sfida imprevedibile
La partita promette scintille anche per un altro motivo: PSG e Chelsea schierano gli undici titolari più giovani della competizione. Un dettaglio che rende la sfida ancora più imprevedibile.
Per Luis Enrique è una prova delicata: difendere il titolo europeo e continuare la corsa verso Budapest. Per Rosenior, invece, l’occasione di confermare la crescita del suo Chelsea.
Tra talento, ambizione e qualche fragilità di troppo, tutto lascia pensare a una notte di Champions League ricca di emozioni.