Ruud Gullit non ha paura di esprimere il suo disappunto per l’evoluzione del calcio moderno, un gioco che lo ha visto protagonista da fuoriclasse assoluto e che ora gli sembra essere distante dai suoi ricordi di pura passione.
In una dichiarazione che ha suscitato un grande dibattito, l’ex campione olandese ha annunciato di voler abbandonare la visione del calcio, stanco delle trasformazioni che lo sport sta subendo: “Ho deciso di smettere di guardare calcio. Non mi piace più il nostro sport. Ho visto Arsenal-Chelsea, che spazzatura di partita!”, ha sentenziato Gullit, riferendosi a una delle tante partite che, a suo avviso, hanno tradito lo spirito autentico del gioco.
Non si è fermato lì, il fuoriclasse del Milan degli anni ’80 e ’90 ha spiegato in maniera più dettagliata il suo malcontento, sottolineando gli aspetti che a suo parere hanno snaturato il calcio: “Vedo giocatori che cercano di conquistare calci d’angolo, che cercano di ottenere rimesse laterali, vedo raccattapalle pronti a dare gli asciugamani ai giocatori. Il calcio è diventato terribile. Spero che non sia questa la direzione che stiamo prendendo”. Secondo Gullit, il gioco si è ridotto a una serie di azioni tattiche e preparate, lontane dalla sua idea di calcio libero e spettacolare.
L’ex stella della nazionale olandese è un amante del calcio più spettacolare, fatto di dribbling, giocate estemporanee e sorprese, e non della monotona esecuzione di schemi predefiniti: “Sto aspettando giocatori che tornino a puntare i difensori, qualcuno come Lamine Yamal. Mi manca la gioia! Non mi diverto più a guardare il calcio. Tutti si limitano ad eseguire i loro compiti in campo. Dove sono i giocatori che dribblano? Dove sono i giocatori con gli attributi? Perché tutti passano? Passaggi, passaggi e ancora passaggi!”, ha continuato con tono deciso.
Le parole di Gullit riflettono un disagio crescente nei confronti di un calcio che, secondo lui, sta sacrificando l’imprevedibilità e l’estro individuale in favore di schemi troppo rigidi e di una tattica che spesso finisce per soffocare la creatività. Una visione che, purtroppo per lui, sembra sempre più diffusa in un mondo calcistico sempre più dominato da calcoli e statistiche, dove le giocate d’istinto lasciano spesso spazio alla precisione e al controllo.