La delusione è evidente nelle parole e nello sguardo di Cristian Chivu al termine della sfida contro il Bodø/Glimt. L’eliminazione pesa, e non potrebbe essere altrimenti, ma l’analisi del tecnico è lucida, quasi chirurgica, nel fotografare una serata complicata sotto ogni punto di vista. “Abbiamo provato in tutti i modi, abbiamo affrontato una squadra ben organizzata con undici giocatori sotto la linea della palla. Non riuscire a sbloccare la partita gli ha creato un comfort mentale nel fare certe cose. Non ho niente da rimproverare ai ragazzi, hanno fatto di tutto con le energie che avevamo. C’è tanta amarezza perché abbiamo cercato di passare il turno, purtroppo abbiamo affrontato una squadra che aveva più energia di noi. Bisogna fargli i complimenti, meritano di passare il turno”.
Il tecnico sottolinea soprattutto l’aspetto mentale della gara. L’impossibilità di trovare il gol nei minuti iniziali ha finito per rafforzare le convinzioni degli avversari, bravi a chiudersi con ordine e a difendere con densità. Il muro eretto dal 4-4-2 norvegese ha richiesto pazienza e precisione, qualità che, secondo Chivu, sono mancate nei momenti chiave. “Abbiamo forzato le giocate quando abbiamo guadagnato campo. Nell’intervallo ho chiesto più pazienza e un giro palla migliore fino agli esterni per cercare di destabilizzare il loro 4-4-2. Non abbiamo trovato il passaggio giusto o lo smarcamento giusto di un attaccante. Abbiamo avuto anche tanti calci d’angolo, nel primo tempo con più lucidità potevamo sbloccarla. Abbiamo provato con i nostri limiti e i nostri pregi, se avessimo segnato l’1-0 gli avremmo messo più pressione”.
Nel bilancio complessivo entra inevitabilmente anche il percorso europeo. “L’obiettivo è essere competitivi, l’abbiamo sempre dichiarato. Purtroppo in Champions non siamo riusciti a essere competitivi, nonostante un ottimo inizio. In Champions il livello è alto, se non riesci a trovare concretezza e lucidità nel fare certe cose trovi avversari che ti puniscono al primo errore che fai”. Parole che fotografano una competizione spietata, dove ogni dettaglio può trasformarsi in un boomerang.
A incidere, secondo Chivu, è stata anche la gestione delle energie in un calendario serrato. “Le energie sono difficili da trovare quando giochi ogni tre giorni. Potevamo attaccare diversamente la loro area, ma non ho niente da rimproverare ai ragazzi perché si sono messi a disposizione nella loro versione migliore. Con 10 giocatori in area a difendere era difficile trovare il gol. Ci tenevamo a passare il turno, volevamo essere competitivi. Loro hanno giocato solo 4 partite negli ultimi mesi, tutte in Champions. C’è amarezza, ora si volta pagina e si va avanti. Bisogna dare merito anche all’avversario”.
Resta l’amarezza per un’occasione sfumata e la consapevolezza di aver trovato sulla propria strada una squadra più fresca e cinica. Ma nel calcio europeo non c’è tempo per le recriminazioni: si archivia, si analizza e si riparte.